Gender, cosa resta della manifestazione di Roma per Veneziani

30 giugno 2015, intelligo
La domanda se la pone Marcello Veneziani, giornalista, scrittore ed editorialista de Il Corriere della Sera, ma interroga le coscienze di chi in piazza San Giovanni c’era e soprattutto di chi sta nei Palazzi del potere e della politica.  "Cosa resta della manifestazione di Roma in difesa della famiglia?"

Nell’analisi pubblicata sul suo blog, Veneziani parla del milione di “cobas della tradizione” e dei milioni di italiani che pur non scendendo in piazza la pensano come loro. Persone che diversamente dal Family Day versione 1, sono andate a manifestare contro la teoria Gender da sole, senza un “certo sostegno della Chiesa di Ratzinger e Ruini e del centro-destra di governo”. Veneziani osserva poi che chi “ha detto dal governo che i manifestanti hanno sbagliato secolo, patisce di corte vedute perché i figli, la nascita, la famiglia, non appartengono a un tempo ma ad ogni tempo. Sono il fondamento di ogni civiltà e non sono scaduti col passaggio al nuovo millennio o all'euro... Non si può ridurre tutto al presente e ai suoi piccoli dogmi”.

Ma il giornalista torna alla domanda di partenza interrogandosi se sia stato solo “un evento, magari un avvertimento, e poi basta o è il segno di un processo in corso, il sintomo di un mondo che non si sente tutelato né rappresentato e scende in piazza?”. Nell’analisi Veneziani nota che “la Chiesa di Francesco sta scegliendo altri percorsi. Magari sottovoce critica le ideologie gender e l'omolatria, ma ad alta voce parla d'altro e dopo la manifestazione di Roma si concentra sui rifugiati e l'accoglienza d'immigrati, divorziati e gay o si dedica ai temi dell'ambiente e della corruzione, che strappano l'applauso dei media, a cominciare dal giornale preferito di papa Francesco, la Repubblica (Santità, si faccia portare la mazzetta dei giornali, può permetterselo, non è peccato, e avrà una visione più varia, anzi ecumenica)”.

Fin qui la Chiesa di Bergoglio, ma il giornalista va oltre e si concentra sulla novità di Piazza San Giovanni: ovvero un movimento non clericale o confessionale, bensì “aperto, trasversale, civile, popolare e culturale” che adesso – è questa la sollecitazione – dovrebbe “usare” la politica per veicolare le proprie istanze. E chi fa politica dovrebbe farsi carico di queste istanze e saperle rappresentare. “Stavolta la politica si è mossa in modo soft: il plauso di Salvini e della Meloni, di Quagliariello e Giovanardi, di Casini e di Gasparri, e il silenzio “pascaliano” di Forza Italia (ormai più sensibile alle battaglie animaliste e ai diritti gay e trans). Diciamo che sui temi bioetici si è intravisto un profilo di centro-destra dopo Berlusconi, tra Lega, Fratelli d'Italia ed Ncd, nonostante i presenti dissensi. Perduta la vecchia Dc, smarrito il berlusconismo, non c'è di fatto un soggetto politico che possa compiutamente e autorevolmente rappresentare quella battaglia”. 

Su questo punto, Veneziani ipotizza: “E se fosse quello il collante ideale di una nuovo soggetto politico, popolare e nazionale, magari insieme al tema dell'italianità e della priorità nazionale? Non sarebbe bello se la politica stavolta non ripartisse dai guitti, dalle facce e dai culi (che talvolta coincidono, per occupare seggi e poltrone) ma da un popolo, dalle famiglie, dalla civiltà e da una visione della vita?”. 

LuBi
autore / intelligo
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