Grecia, Casarini (Sel): “Cosa succede se vince il no. La guerra? E' già alle porte..."

30 giugno 2015, Lucia Bigozzi
Grecia, Casarini (Sel): “Cosa succede se vince il no. La guerra? E' già alle porte...'
“Atene è un governo disobbediente contro i governi obbedienti a Bruxelles, come quello di Renzi”. “Se vince il sì è l’oligarchia contro la democrazia; se vince il no è una battaglia vinta per tutti”. Luca Casarini (Sel) analizza scenari ed effetti del referendum greco mentre prepara anche in Italia la campagna elettorale per il no. A Intelligonews spiega dove sta la ‘cifra’ di un passaggio cruciale. 

Se vince il sì che succede?

«Tsipras l’ha già annunciato: si dimetterà perché se vince il sì vorrebbe dire accettare il memorandum della Troika, cioè il piano di austerità più o meno dinamica, ma sempre austerità; oltretutto su punti fondamentali quali l’aumento del 10 per cento di Iva sulle attività turistiche, il taglio delle pensioni che adesso il governo ha previsto di alzare rispetto alla soglia minima, la fine della contrattazione collettiva sui rapporti di lavoro, la privatizzazione dell’energia elettrica, del sistema aeroportuale e dell’acqua pubblica;  cose molte delle quali noi in Italia abbiamo già fatto senza proferire parola, obbedendo ai diktat di Bruxelles. L’aspetto importante è che se vince il sì il governo greco ha già detto che si dimette»

Se vince il no che succede?

«La propaganda micidiale che tutte le istituzioni europee e i singoli governi stanno facendo per orientare il voto di uno Stato sovrano e di un Paese membro dell’Ue, la dice lunga su come siamo messi. Se vince il no, Tsipras dirà ai greci: mi avete dato una grande forza per ripartire coi negoziati ma da una posizione di maggiore influenza. Il referendum lo giudico corretto e democratico ed è uno dei punti fondamentali ribaditi nel programma di Siryza di fronte a decisioni difficili: rispetto ad altri governi obbedienti compreso il nostro, quello greco è un governo disobbediente che obbedisce solo al popolo e non alla Troika»

Indipendentemente dall’esito del referendum greco, questo passaggio segna la fine dell’euro e dell’Europa per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi?

«Varoufakis lo ha spiegato bene: il trattato di Lisbona e i trattati sulla moneta unica prevedono dispositivi di ingresso la non si uscita, per cui uno dovrebbe accettare l’uscita ma non è così. A mio avviso se l’Eurogruppo non accetta di discutere politicamente, di cambiare strada rispetto al piano di austerity e rendere politico il governo dell’Europa, è la fine completa dell’Europa, nel senso che saremo di fronte a un continente in mano non più a istituzioni democratiche ma alla finanza globale. Tutto ciò si poteva evitare se il processo negoziale fosse stato governato politicamente, mentre abbiamo avuto governi pavidi, specie nel campo socialista e mi riferisco a Hollande e Renzi che si sono allineati con i ‘falchi’ dei governi più forti, in particolare quello tedesco. Il tema è che ha già deciso la finanza globale, il Fondo Monetario, gli Hedge Found e tutti quelli che ci hanno portato in questa situazione. Ricordo che in Grecia la campagna per il sì al referendum la stanno facendo partiti che in venti anni hanno portato la Grecia a questo sfacelo, alternandosi l’uno all’altro».

C’è il rischio di un governo tecnico ad Atene?

«Se vince il no non c’è alcun rischio di governo tecnico e si riparte finalmente da una partita politica, anche perché il prossimo turno è quello della Spagna perché per la prima volta si sono messe in discussione le politiche di austerity e quindi l’Oxsi (il no, ndr) greco ci riguarda tutti. Anche in Italia saremo tutti mobilitati da mercoledì a domenica perché il governo sta combattendo anche per noi la battaglia contro l’austerity. Diversamente, sul governo tecnico bisognerà vedere: non vi sarà sfuggito che Junker nei giorni scorsi ha incontrato le opposizioni al governo greco. Probabilmente, se vince il sì ci sarà un governo nominato da Bruxelles e la democrazia crollerà definitivamente».

Secondo lei siamo alle soglie di un conflitto, se la Grecia si metterà in asse con la Russia?

«La follia della governance europea è proprio questa. Siamo già in una situazione di guerra che abbiamo alle nostre porte, perché c’è l’Ucraina, la Turchia, il Mediterraneo. La cosa ancora più folle è non ragionare in termini geopolitici sul significato di ciò che sta accadendo; solo per questo si doveva trovare un’alternativa e potevano farlo solo quelli che hanno il coltello dalla parte del manico. Se vogliono imporre i loro dickat, il risultato è che siamo di fronte a un’oligarchia contro una democrazia. Finalmente oggi c’è qualcuno come Tsiprasz che ha aperto con coraggio una battaglia di e per tutti»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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