Nucleare Iran, il "grande Satana" convertirà il regime sciita?

30 giugno 2015, Americo Mascarucci
I negoziati sul nucleare iraniano fra l’Iran e il gruppo dei 5+1 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Cina, Russia e Germania) sono ad un punto sensibile, l’accordo entro la scadenza di questa sera è ancora possibile. “Sono qui per ottenere un accordo finale e penso che possiamo farlo", ha detto il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, al suo ritorno a Vienna. "I negoziati – ha poi aggiunto il rappresentante di Teheran - sono arrivati a una fase critica. L'unico accordo che la nazione iraniana accetterà è un accordo giusto, equilibrato, che rispetti la grandezza della nazione e i diritti del popolo iraniano". 

Il negoziato è stato avviato in seguito all’avvento al potere in Iran del fronte riformista capitanato dal presidente Hassan Rohani che ha vinto le elezioni proprio con la promessa di superare l’isolamento in cui è piombato il Paese dopo la rivoluzione khomeinista del 1979. Ma Rohani deve fare i conti all’interno con i falchi del Parlamento, ossia i conservatori fedeli alla guida suprema Ali Khamenei il quale, pur avendo fino ad oggi sostenuto gli sforzi del presidente nella ricerca di un accordo con l’Occidente, ha però fissato dei paletti ben precisi che il Parlamento ha ratificato obbligando il governo a camminare in una sorta di “zona rossa” oltre la quale c’è un limite invalicabile. Khamenei alle ultime elezioni ha fatto di tutto per estromettere il suo ex pupillo, il pasdaran Ahmadinejad, l’ex presidente che invocava la distruzione dello stato d’Israele, esaltava il nazismo e negava l’olocausto, fino a favorire la vittoria del fronte riformatore. 

Tuttavia pur avendo sancito con Rohani una pacifica e tutto sommato positiva coabitazione, per Khamenei l’America resta il “grande Satana” al quale non si può sottostare. I paletti posti dal parlamento iraniano rendono complicato il raggiungimento dell’accordo sul nucleare, anche se in questo particolare  momento storico agli Stati Uniti potrebbe far comodo avere alleato il regime di Teheran. Piaccia o no proprio l’Iran è il paese più interessato a fermare l’avanzata dell’Isis, molto più di quell’Arabia Saudita alleato storico degli Usa che, appare ormai chiaro a tutti, sta giocando su due tavoli, sostenendo la lotta al terrorismo ma foraggiando al tempo stesso i miliziani del Califfato nella lotta contro il regime siriano di Bashar Al Assad alleato di ferro di Teheran. L’accordo sul nucleare sarebbe davvero un risultato storico, ma forse troppo bello per poter essere vero.

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