Da Atene parla De Palo: "Grecia fronte di guerra, altro che Ucraina. Titani si stanno scontrando..."

30 giugno 2015, Marco Guerra
Da Atene parla De Palo: 'Grecia fronte di guerra, altro che Ucraina. Titani si stanno scontrando...'
“Grecia fronte di guerra europeo, altro che Ucraina”. È tutta geopolitica la lettura della crisi economica greca fatta ad IntelligoNews dal giornalista freelance inviato ad Atene Francesco De Palo, autore del libro ‘Greco eroe d’Europa’.

Come sta vivendo il popolo ellenico questi giorni decisivi per la Grecia?

«La popolazione in queste ore è divisa a metà come una mela. Una parte è pronta a votare ‘no’ perché convinta che il processo avviato da Tsipras sia irreversibile e perché esausta e spaventata da eventuali nuove misure di austerità. L’altra metà voterà sì perché vede il memorandum con i creditori come l’unica sicurezza per evitare un’uscita dall’euro che resta una circostanza inesplorata».

Ad Atene sono comunque ore di febbrile trattativa tra il governo ellenico e la Commissione Ue sulla base dell’ultima offerta della cosiddetta Troika…

«Sì ma sono ore in cui si registra anche un crescente malumore all’interno del governo nei confronti del ministro delle finanze Varoufakis; alcuni ministri avrebbero chiesto la sua testa a Tsipras. Poi c’è l’iniziativa di quattro costituzionalisti che hanno sollevato diversi dubbi in merito alla costituzionalità del referendum, in primis perché la Carta greca afferma che i trattati economici non possono essere oggetto di referendum popolari, in secondo luogo perché i referendum possono essere indetti con il parere favorevole di almeno due terzi del parlamento - cosa che non è avvenuta per questo quesito - e infine perché non è abbastanza chiaro quale domanda viene posta al cittadino greco».

Mettiamo che il voto si tenga in tutti i casi. Cosa comporterebbe l’eventuale vittoria dei ‘No’ e quella ‘Si’?

«Con una vittoria dei ‘No’ Tsipras andrebbe in Europa a ridiscutere l’entità stessa del debito greco come promesso in campagna elettorale. Il suo obiettivo è sempre stato ottenere un taglio del debito complessivo per poi spalmarlo su più tempo possibile. Se vincono i ‘Si’, tutti si aspettano un passo indietro del premier, lo stesso primo ministro ha detto che lui non è un uomo per tutte le stagioni».

Con il ‘No’ si aprono scenari geopolitici inediti per l’Europa. La Grecia guarderebbe sempre più a Mosca e Pechino…

«Il caso greco è una questione più geopolitica che economica. I titani di Oriente e Occidente si stanno scontrando sul terreno dell’anello più debole d’Europa. E’ grave che alcuni leader non si rendano conto che siamo di fronte ad un fallimento politico dell’Europa che i padri della comunità europea come Adenauer e De Gasperi non avrebbero mai consentito».

La Grecia è anche membro della Nato. Uno spostamento a Oriente potrebbe aprire scenari di guerra?

«La guerra non si combatte solo con le armi ma anche con le sanzioni e lo spread. Io dico che il vero fronte tra Russia e Occidente non è l’Ucraina ma la Grecia. Non a caso Putin ha detto che per quanto riguarda le sanzioni verso i Paesi Ue è pronto a rivedere quelle rivolte alla Grecia. E poi il gas è un elemento primario nella crisi ellenica; gli Usa si sono molto infastiditi Atene ha firmato un contratto con Mosca per il passaggio di un gasdotto sul suo territorio. Infine, in queste settimane si segnalano diversi sconfinamenti di Caccia turchi nell’Egeo, si tratta di una provocazione che mira destabilizzare il governo greco. La Nato a questo punto dovrebbe fare un passo in avanti e dire alle cancellerie europee “avete sbagliato tutto, non fate fallire la Grecia se non volete creare ulteriore instabilità nel Mediterraneo”».

Per la Grecia però Russia e Cina rappresentano due ancore di salvataggio…

«Mosca mira ad affacciarsi sul Mediterraneo attraverso la Grecia e la Cina, attraverso una grande società di logistica, mira ad acquisire il completo controllo del porto del Pireo. L’Europa sta consegnando la Grecia nelle mani di queste due potenze e si sagnala anche la totale assenza dell’Italia in un’area che un tempo era di sua forte influenza. Il Vecchio Continente dovrebbe invece ripartire proprio dalle ceneri della Grecia, perché senza Atene e le Termopili l’intera cultura Occidentale avrebbe preso un'altra strada».
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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