121 milioni evasi da 50 anni, maxi sequestro a imprenditore incensurato

30 giugno 2016 ore 23:59, intelligo
di Luciana Palmacci  

È di 121 milioni il ‘tesoro’ sequestrato a Giovanni Perona, imprenditore torinese in pensione che avrebbe accumulato tali ricchezze evadendo il fisco dagli anni Cinquanta. L’uomo avrebbe trasferito le sue ricchezze all'estero per poi riportarle in Italia usufruendo dei cosiddetti scudi fiscali del 2003 e 2009. Tutto sarebbe iniziato alla fine degli anni ‘50, quando Perona sarebbe stato titolare della ‘Siet spa’, società specializzata in operazioni nel settore edilizio e minerario, con tanto di attività di estrazione avviata a Goa, in India. Anni d’oro, che gli avrebbero permesso di accumulare miliardi di vecchie lire, serviti per accrescere il peso e le attività aziendali che lo avrebbero portato ad avere anche appalti con l’Ilva di Taranto.

121 milioni evasi da 50 anni, maxi sequestro a imprenditore incensurato
 
Negli anni Perona sarebbe stato precursore dell’utilizzo di società fiduciarie, attraverso le quali faceva transitare gli introiti delle proprie attività in vari settori, non comparendo mai in prima persona. Il pm Roberto Furlan ha coordinato gli accertamenti del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, che hanno portato alla confisca di tipo immobiliare. L'adozione della misura della confisca si sarebbe innestata dunque nell'ambito di una complessa attività d'indagine, intrapresa nel corso del 2013. Le investigazioni sarebbero state preliminarmente sviluppate attraverso l’esame di documentazione acquisita presso Camere di Commercio, società fiduciarie, istituti di credito, Archivio di Stato, Archivio Notarile e Tribunale, al fine di ricostruire la vita professionale e reddituale della persona fisica proposta, individuando le molteplici iniziative imprenditoriali e finanziarie assunte dallo stesso, già partire dagli anni `50. 
I redditi dichiarati sproporzionati, uniti alla qualificata pericolosità sociale dell’uomo, tra l’altro incensurato, avrebbero quindi permesso al pm Furlan, di richiedere, nel 2014, ai sensi del dettato normativo del "Codice Antimafia", il sequestro finalizzato alla confisca dell'intero patrimonio al medesimo direttamente o indirettamente riconducibile, successivamente accolta dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Torino.
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