Legalizzazione cannabis in Aula, Meluzzi: “Meccanismo pericolosissimo, perverso. Cosa succede se passa"

30 giugno 2016 ore 12:31, Lucia Bigozzi
“C’è una schizofrenia: da una parte cresce vertiginosamente il proibizionismo sulla nicotina e il consumo del tabacco viene represso, colpevolizzato, scoraggiato e dall’altra si decide di immettere sul mercato una sostanza immensamente più pericolosa: non si capisce sulla base di quale logica”. Così Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo, sull’approdo in parlamento della legge sulla liberalizzazione della cannabis. Nell’intervista con Intelligonews spiega il suo no sul piano scientifico puntando la lente sull’aumento di consumo tra gli adolescenti. 

Il 25 luglio approda in Parlamento la legge sulla liberalizzazione della cannabis. Perché sì o no?

"No, perché penso che legalizzare la cannabis voglia dire semplicemente aumentare e rendere più massiccio il consumo di tetra-idrocannabinolo nei giovani. Non è una sostanza innocua, è un psico-dislettico, modifica la percezione del tempo, dello spazio, peggiora immensamente le performance di guida e Dio sa quanti giovani finiscono vittime di incidenti stradali, ha un’interazione perfetta con l’alcol che i giovani assumono massicciamente e, soprattutto, l’aumento della successibilità non può che comprovatamente aumentare il consumo. E’ una stupidaggine dire che
Legalizzazione cannabis in Aula, Meluzzi: “Meccanismo pericolosissimo, perverso. Cosa succede se passa'
se una sostanza diventa più accessibile è meno appetibile. Il contrario: diventa più consumata, inserita all’interno di un circuito di consumo ordinario e così come i giovani la sera del sabato non si accontentano di bere una birra ma ne bevono dieci, per poter sbordare, alla fine per poter sperimentare quella sensazione di sballo e di abbandono, non essendo più sufficiente un’assunzione industriale di tetra-idrocannabinolo, si tenderà per una specie di corsa agli armamenti, ad assumere altre sostanze ancora più pericolose: cocaina, crack".

Esistono dati scientifici nuovi sugli adolescenti che cominciano a farsi le canne?

"Si comprova il fatto che l’accesso alle sostanze avvenga maggiormente in età sempre più basse e in quantità sempre più elevate e in concentrazione nel prodotto che viene venduto, tipo hashish, circa 20 volte quello che qualche decennio fa. C’è un incremento di dosaggio perché c’è anche un meccanismo di tolleranza, nel senso che per poter avere lo stesso effetto sul cervello provi a incrementare la dose. E’ un meccanismo pericolosissimo, perverso, che produce effetti molto negativi e che tra l’altro, se c’è una predisposizione, contribuisce a slatentizzare la psicosi. E chi dice che è una sostanza che va bene per i malati terminali, dice una cosa vera ma un ragazzo a 14 anni non è un malato terminale".

E gli effetti su una persona oggi anziana che in gioventù ha consumato per anni la cannabis?

"Non abbiamo studi prospettici su un periodo così lungo, cioè su una persona che si è fatta 50-60 anni di canne, anche perché molti di quelli che si facevano le canne da giovani sono poi diventati tossicomani. E’ difficile trovare qualcuno che si è fatto 50 anni di canne di cui si possa parlare come di un pensionato sano". 

Leggi di questo tipo, volute dalla maggioranza che governa, sul piano valoriale cosa significano? Che tipo di società propugnano?

C’è una cosa che trovo singolare. Da una parte cresce vertiginosamente il proibizionismo che riguarda la nicotina; cioè il consumo del tabacco viene represso, colpevolizzato, scoraggiato e dall’altra nel frattempo si decide di immettere sul mercato una sostanza immensamente più pericolosa. C’è una schizofrenia: il proibizionismo in materia di sigarette e la liberalizzazione in materia di canapa. Non si capisce sulla base di quale logica. E’ un atteggiamento politcally correct californiano…

autore / Lucia Bigozzi
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