Unioni civili, assistenza legale per sindaci obiettori: Brandi e Amato "per la libertà"

30 giugno 2016 ore 12:59, Americo Mascarucci
La legge sulle unioni civili ha escluso il diritto all'obiezione di coscienza da parte di sindaci e pubblici ufficiali contrari per ragioni etiche a registrare le coppie di fatto o gay, nonostante fossero stati presentati emendamenti in tal senso.
Il Governo Renzi quindi, dopo aver imposto il voto di fiducia sui temi etici negando quindi di fatto la libertà di coscienza del singolo parlamentare, ha anche negato il diritto all'obiezione che al contrario dovrebbe essere un principio di democrazia.
Per questo motivo le Associazioni ProVita (presieduta da Toni Brandi)e Giuristi per la Vita (presieduta da Gianfrano Amato) hanno offerto "pieno sostegno anche a livello giuridico ai sindaci che hanno chiesto al Parlamento di prevedere l'obiezione di coscienza nella legge sulle unioni omosessuali. 
Il sostegno, come spiegano le due associazioni varrà "per qualsiasi problematica di tipo legale che possa insorgere, dal porre in essere gesti o attività come il rifiutarsi di costituire o registrare un'unione civile, la delega a terzi dei relativi compiti, oppure l'obiezione di coscienza integrale da parte dell'amministrazione locale".
 
Unioni civili, assistenza legale per sindaci obiettori: Brandi e Amato 'per la libertà'
Dall'associazione ProVita fanno sapere di aver raggiunto telefonicamente Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, il quale ha affermato: "La sentenza n. 467 del 1991 della Consulta afferma una tutela della coscienza individuale quando sono in gioco valori morali importanti. La legge Cirinnà ha un carattere sostanziale per la nostra società. Pertanto ritengo che l'obiezione di coscienza possa essere esercitata da un pubblico ufficiale quando a questi sia richiesto di celebrare unioni civili tra due persone dello stesso sesso".
Dal Comitato ProVita il presidente Toni Brandi dichiara: "Il rifiuto di 'celebrare' unioni civili non si basa su opinioni personali contrarie alla legge, ma sull'esigenza avvertita dalla coscienza di rispondere a una legge superiore: la legge naturale. Perciò siamo pronti a portare queste istanze davanti alla Corte Costituzionale". 
Anche perché se dovesse passare il principio che l'obiezione di coscienza anziché un diritto è un ostacolo alla salvaguardia dei diritti altrui, si corre il concreto rischio di vederla negata anche per i medici anti abortisti, o un domani per quelli che vorranno rifiutarsi di praticare l'eutanasia sui propri pazienti.


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