"Dialogo con la Russia": Martina prova a limitare i danni ma Coldiretti protesta

30 giugno 2016 ore 16:20, Luca Lippi
Il via libera dell’Unione Europea alla proroga di sei mesi delle sanzioni contro le entità ucraine e russe in scadenza il 31 luglio è stato dato, ora la palla passa al Consiglio per essere ratificata dai ministri degli esteri, ma è come di consueto, una pura formalità.
La proroga varrà fino al 31 gennaio 2016, le sanzioni sono le medesime imposte nel luglio del 2014, colpiscono i settori della difesa, dell’energia e del sistema bancario russo, e sono la risposta della Ue all’annessione della Crimea da parte di Mosca.
La reazione russa è stata l’embargo su gran parte dei prodotti agroalimentari provenienti dai Paesi Ue, un divieto che secondo fonti del governo russo sarà a sua volta esteso. L’accordo tra i governi europei dello scorso marzo prevedeva che le misure sarebbero rimaste in vigore fino a quando gli accordi di Minsk per la pace in Ucraina non fossero stati pienamente rispettati. Cosa che in effetti non è avvenuta, con Mosca e Kiev impegnate a rimbalzarsi le responsabilità. 

'Dialogo con la Russia': Martina prova a limitare i danni ma Coldiretti protesta

Le sanzioni europee, varate in luglio e rafforzate lo scorso settembre, vietano a banche e imprese russe di finanziarsi sul mercato dei capitali europei, limitano l’export di tecnologia europea nel settore energetico e colpiscono specifiche società e individui. 
Tra le società più colpite figurano in particolare Gazpromneft, Transneft e Rosneft, tutte attive nel settore petrolifero. Le sanzioni, e le ritorsioni russe, hanno pesato non poco sull’interscambio tra Italia e Russia. Il 2014 ha coinciso con la prima vera battuta d'arresto dai tempi della crisi del 2008-2009. 
Le esportazioni italiane sono infatti scese dell'11,6% a quota 9,5 miliardi e quelle russe hanno perso il 20% a quota 16 miliardi. E non è finita: a giudicare dall'andamento dei primi mesi del 2015, la tendenza al ribasso si è accentuata comprimendo ulteriormente (oltre il 30%) il risultato del primo trimestre 2016 del made in Italy. 
Il vice ministro allo Sviluppo Economico Calenda già in passato aveva lanciato l’allarme invocando di voltare lo sguardo agli Usa per compensare la rovinosa perdita. Diceva a margine dell'Assemblea Assica (Associazione industriali delle carni e dei salumi): “Stiamo parlando di un rischio di perdite di esportazioni totali di circa 3 miliardi di euro su un totale di esportazioni di beni italiani nel mondo di 400 miliardi. Dobbiamo riorientare il focus verso gli Stati Uniti che possono controbilanciare quello che perdiamo in Russia”.
Ovviamente non c’è stato verso di correggere i numeri disastrosi effetto dell’embargo sull’economia italiana, e oggi si ripete il copione dello scorso anno, solo che stavolta a protestare con forza sono migliaia di produttori e allevatori schierati contro l’embargo russo radunatisi a Verona sotto la bandiera di Coldiretti.
Alla manifestazione è intervenuto stavolta il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina dicendo: “Ci sono scelte di ambito internazionale di cui l’Europa è protagonista, che noi non possiamo mettere in discussione in ragione della delicatezza del problema di politica estera che si sta affrontando su questo versante”.
La questione politica ovviamente interessa poco allevatori e agricoltori, tuttavia Martina prosegue: “L’Italia ha sempre fatto una parte molto originale e più avanzata rispetto alla discussione europea. Non a caso il presidente del consiglio Matteo Renzi poche settimane fa è stato a San Pietroburgo; non a caso siamo quelli che più di altri stanno cercando di tenere aperto il fronte, di aprire degli spazi di dialogo e di confronto. Questo lavoro deve esser continuato fino in fondo ed è importante che proprio in queste settimane si sia sviluppato con la Federazione Russa anche un terreno di collaborazione, ci sono una serie di dossier agroalimentari con cui stiamo avanzando, anche con la Russia”.
Il discorso sarebbe anche interessante, ma la realtà dei fatti è che le tensioni commerciali con la Russia hanno interrotto bruscamente una crescita travolgente delle esportazioni agroalimentari italiane verso la Russia, che nei cinque anni precedenti il blocco erano più che raddoppiate in valore (+112%). Inoltre, in Russia ormai per fare fronte all’embargo hanno messo in piedi una filiera interna di produzione di formaggi e prodotti alimentari che replicano le produzioni Made in Italy che, pur terminando le sanzioni, ormai hanno rovinato irreparabilmente il rapporto fra coltivatori e allevatori italiani e consumatori russi.

autore / Luca Lippi
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