Causin (Sc): «Se condannano Berlusconi Pd e Pdl si spaccano. E poi arriviamo noi: il partito post-ideologico»

30 luglio 2013 ore 17:00, Francesca Siciliano
Causin (Sc): «Se condannano Berlusconi Pd e Pdl si spaccano. E poi arriviamo noi: il partito post-ideologico»
Cosa accadrebbe se Berlusconi venisse assolto? E se venisse condannato definitivamente? IntelligoNews l'ha chiesto ad Andrea Causin, parlamentare di Scelta civica nonché Responsabile organizzativo nazionale. «Se venisse assolto le cose andrebbero a posto solo momentaneamente, ma se venisse condannato si spaccherebbero tanto il Pdl quanto il Pd». Che sia proprio Scelta civica a trarne giovamento? Causin, si va verso il rinvio per la sentenza su Mediaset-diritti tv a carico di Berlusconi. Cosa accadrà nel caso in cui il Cavaliere venisse assolto? «Le cose andrebbero a posto solo temporaneamente». Perché temporaneamente? «Perché poi arriveranno anche le altre sentenze. Il peso delle vicende giudiziarie del Cavaliere sarà sempre un macigno per l'azione di governo, per la vita politica del Paese e per la tenuta dei partiti». E nel caso di condanna? «Prevedo un periodo molto movimentato, segnato soprattutto da grandi mutamenti partitici, tanto nel Pdl, quanto nel Pd». Nel Pdl cosa accadrebbe? «Alcuni pidiellini ritengono di poter cogliere l'occasione di una condanna nei confronti di Berlusconi per aprire un nuovo ciclo della vita del partito; per altri, invece, con la condanna si aprirebbe una fase di mobilitazione contro la magistratura e la persecuzione giudiziaria del leader». Secondo alcuni la condanna farebbe schizzare il Pdl al 40%. E' d'accordo? «Ad oggi questo non saprei dirlo. Tutto sommato nel momento in cui la condanna passa in giudicato ci sarebbe il giudizio, da un punto di vista morale, da parte degli italiani. Perché un conto sono i sondaggi, un altro è la prova del voto: avere un leader sul quale pesa una condanna sicuramente non gioca a favore». Quindi il contraccolpo sarebbe forte, checché ne dicano i falchi del Pdl? «Credo di sì. Perché comunque sarebbe necessario provare e comprovare la persecuzione giudiziaria: non è una cosa semplice. Anche perché questo non è il suo primo processo e solitamente se una persona viene processata per diverse questioni... (ride) non si può certo dire sia uno stinco di santo. E dico tutto questo da garantista». In casa Pd, invece, cosa accadrebbe? «Di fronte alla vicenda Berlusconi il Pd esploderà definitivamente. Perché una parte del partito ha fatto la sua ragion d'essere nella fine politica di Berlusconi, facendo il tifo per giudici e Pm  piuttosto che occuparsi di proposte concrete del Paese. Un'altra parte invece, la più responsabile ma minoritaria, ritiene che Berlusconi vada battuto e superato nelle urne e soprattutto con proposte politiche concrete ed efficaci. Questi due sentimenti sono inconciliabili e inevitabilmente porteranno a una spaccatura profonda all'interno del Partito democratico». E Scelta civica? «Noi crediamo si debbano separare le vicende giudiziarie di Berlusconi dalla vita politica del Paese e del governo. L'esecutivo attuale è straordinario ed emergenziale, ed è in carica proprio per affrontare  e superare la delicata fase economica in cui si trova l'Italia. E' molto faticoso, più di quanto si pensava e basterebbe un passo falso per compromettere tutto il lavoro fatto finora. Ecco perché credo sia una sciagura pensare che le vicende giudiziarie di Berlusconi possano o debbano pesare in maniera perniciosa sulle sorti del governo, proprio perché rispetto allo scenario attuale non credo esistano delle alternative a questo esecutivo, se non quella di tornare al voto (cosa che dovremmo scongiurare)». Piccola provocazione: una condanna a Berlusconi potrebbe giovare a Scelta civica? (ride) «Non la prendo come una provocazione, anzi: è una domanda pertinente proprio perché è la nostra scommessa». Quale, togliere di mezzo il Pdl e scippagli voti? (ride ancora) «Ritengo solo che l'implosione dei partiti che hanno guidato lo scorso decennio possa portare gli elettori a cercare una nuova valvola di sfogo». Che potrebbe essere Scelta civica? «Potrebbe, dal momento che Scelta civica è un partito post-ideologico dove ci sono diverse anime  con l'intenzione di riformare il Paese. Se si chiudesse una fase, con la coincidenza delle vicende giudiziarie di Berlusconi, potrebbe essere giunto il momento di parlare con i cittadini e spiegare loro che l'Italia non può andare avanti solo con slogan, ma che ha bisogno di misure concrete». Avete parlato anche di questo nel corso della Convention del partito dello scorso 13 luglio? «La convention è servita moltissimo al partito, dal momento che nella settimana successiva abbiamo ottenuto un incremento nei sondaggi. Abbiamo voluto dare un segnale forte al Paese, come a dire: noi ci siamo. Ora però dobbiamo rimboccarci le maniche e  lavorare: le proposte politiche ci sono, visto che Monti è un grande leader che in molti ci invidiano e che spesso ha incalzato lo stesso governo. Ora dobbiamo adoperarci per strutturare territorialmente e in maniera molto più incisiva il partito». I vostri rapporti con l'Udc come sono? «A titolo personale le rispondo che non mi sono mai preoccupato dei rapporti con l'Udc, proprio perché il 25 febbraio gli elettori hanno deciso che quel partito non esiste più. Quando uno schieramento politico arriva alla soglia dell'1%, l'esperienza può dirsi conclusa...». Modifico la domanda: come sono i vostri rapporti con Pierferdinando Casini? «È interessante, infatti, cercare di capire come ci si può rapportare con gli esponenti dell'Udc. Molti di loro sostengono che Scelta civica possa essere una casa dove “abitare” e fare politica. L'idea del partito unico, dunque, non mi sembra essere nelle sue corde... «Il partito è e sarà sempre Scelta civica. Chiunque si riconosca nei suoi valori – buona politica, voglia di far bene per cambiare il Paese – può entrarne a far parte. Ma non credo si debba parlare di una possibile fusione con un soggetto politico che di fatto non esiste più». Passiamo alla legge elettorale. Si va verso il sì alla procedura d'urgenza. «Noi stiamo ancora lavorando, con ottimi costituzionalisti, alla nostra proposta. Che sarà esposta in tempi brevi». Qual è il vostro orientamento? «Garantire due cose essenziali: la governabilità del Paese, cosa che il Porcellum non è riuscito a fare, affinché dalle urne escano maggioranze titolate a guidare il governo per almeno cinque anni. Poi vogliamo dare la possibilità agli elettori di scegliere i propri candidati». Con i collegi uninominali o con le preferenze? «Su questo ci sono opinioni diverse. Personalmente credo che l'espressione della preferenza personale sia la strada migliore. Tuttavia, a prescindere dal modus, i cittadini devono poter scegliere e soprattutto conoscere il candidato che stanno votando». Il Mattarellum potrebbe andar bene? «Il ritorno al Mattarellum potrebbe essere un'idea, anche se nel 65% dei casi venivano usate le liste bloccate (cosa che noi vogliamo eliminare) perché venivano spesso messe persone completamente disancorate dal quel collegio. Anche il Mattarellum, dunque, non mi sembra essere l'ideale». Si farà in tempo per la scadenza di dicembre? «Assolutamente sì. Noi vogliamo assolutamente eliminare il Porcellum (e la nostra volontà è la stessa manifestata anche da Monti nel precedente governo). Ora si tratta solo di impegnarsi e fare in modo che avvenga tutto il prima possibile. Comunque, posso aggiungere una cosa?». Prego. «Mi sembra che chi non vuol rinunciare alla possibilità mettere teste di legno in Parlamento attraverso le liste bloccate siano proprio Pd e Pdl. Sono loro, infatti, coloro che hanno selezionato la classe dirigente degli ultimi anni che ha combinato non pochi guai nel Paese».  
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