#OpenCamera-Cabaret: Buonanno provoca la sinistra e Sel non ci sta e se ne va. La foto

30 luglio 2013 ore 17:09, Marta Moriconi
#OpenCamera-Cabaret: Buonanno provoca la sinistra e Sel non ci sta e se ne va. La foto
Sinistra e Libertà insultata dallo show di Gianluca Buonanno, che va ricordato è nipote di un attore girovago, ha fatto l’offesa e ha scelto di andarsene dall’Aula. La foto documenta che il leghista li ha provocati e loro se ne sono andati. Perdita di tempo? Sollazzo estivo? Intanto il Paese guarda e aspetta. LA CRONACA. Ricordiamo i fatti: al centro della contestazione l’emendamento della Lega, che chiedeva di prendere la copertura del decreto dalle pensioni d'oro. L’esponente del Carroccio aveva dichiarato contro i colleghi parlamentari: "Dove sono i vecchi comunisti? Questi sono cinesi, contraffatti!". Tutta colpa del Dl Ecobonus e di quella vena un po’ teatrale che si porta dietro il deputato leghista, già al centro di una precedente polemica con Sel, che ribattezzò “Sodomia e Libertà”. Secondo Buonanno, il partito più di sinistra in Parlamento non meriterebbe più tale titolo. Più compagno lui, è la sostanza del messaggio che ha inviato ai deputati di Sel. LE PRIME DICHIARAZIONI. Intanto si apprende da Erasmo Palazzolo che i deputati di Vendola non rientreranno “fino a quando Buonanno non sarà formalmente censurato dalla presidenza". E la polemica sta coinvolgendo anche gli altri partiti. Ettore Rosato del Pd ha definito «indecente» l'atteggiamento  provocatorio del leghista e Adriano Zaccagnini del Misto ha definito Buonanno «indegno di stare in quest'Aula». E se Massimiliano Fedriga si è esposto per  difendere il collega padano, proprio contro il partito di Maroni ha tuonato il deputato di Scelta Civica, Gianfranco Librandi: «Buonanno? Un cabarettista. E la Lega un partito non sintonizzato con il momento storico. Ferita e intontita, la Lega ha cercato un’improbabile visibilità con un ostruzionismo stucchevole ed inutile». La situazione rimane sotto lo stretto controllo del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che interverrà se il linguaggio “ingiuroso”  non si placherà.  
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