Mafia, Grana (Vaticanista FQ): "Da Palermo una sfida al Papa della scomunica. Preti e Consigli Pastorali: dare una svolta"

30 luglio 2014 ore 15:19, Marta Moriconi
Mafia, Grana (Vaticanista FQ): 'Da Palermo una sfida al Papa della scomunica. Preti e Consigli Pastorali: dare una svolta'
Francesco Antonio Grana,
vaticanista del ilfattoquotidiano.it, interviene nuovamente su IntelligoNews dopo aver commentato il caso della processione di Oppido Mamertina che aveva omaggiato la casa di Peppe Mazzagatti, condannato all'ergastolo e ai domiciliari. A Palermo un'altra processione s'inchina di fronte al negozio di pompe funebri di un boss e per il vaticanista si tratta di una "sorta di sfida e risposta al Papa" che ha marchiato con la scomunica i mafiosi. Poi sottolinea l'importanza della scelta del Consiglio Pastorale parrocchiale da parte del Parroco e la necessità di una rete capillare con i parroci. Mafia: una processione tributa onori a un boss a Palermo e ci sono nuove polemiche. Come commenta? “E’ una sorte di sfida di queste piccole realtà nel momento in cui il Papa ha scomunicato i mafiosi con un grande e coraggioso atto. Va detto certo che episodi del genere sono sempre avvenuti, forse sono più frequenti in questo periodo estivo ma, dopo quello che il Papa ha dichiarato, quanto è successo appare come una risposta sottile e radicata. Occorre poi ribadire che siamo nella situazione in cui i Vescovi delle Diocesi dove avvengono questi episodi non sono a conoscenza di quanto accade”. Come intervenire dunque per fermare questa realtà malsana? “Bisognerebbe riuscire a fare una rete capillare con i parroci di quelle zone per capire e conoscere quelle realtà. Certamente parliamo di territori con diocesi frammentate, vanno analizzate prima”. Fra’ Vincenzo, il rettore di Maria Santissima del Carmelo è estraneo alla decisione della sosta non programmata. Cosa può fare un sacerdote da solo se la comunità è illegale?
Mafia, Grana (Vaticanista FQ): 'Da Palermo una sfida al Papa della scomunica. Preti e Consigli Pastorali: dare una svolta'
“Il fatto che il sacerdote si sia dissociato è la prova che lo screzio è stato fatto anche lui. Deve essere seguito da tutte le Regioni il regolamento della Conferenza Episcopale campana, i Comitati locali che provvedono alle Feste religiose dovrebbero sempre essere a guida del sacerdote e qui va sottolineata anche l’importanza del Consiglio Pastorale parrocchiale. Tutto deve essere governato dal sacerdote e gli organi che organizzano la Parrocchia non devono essere lasciati in mano a quei fedeli che non frequentano la Chiesa se non una volta l’anno”. Papa Francesco ha ammonito i mafiosi e richiamato i sacerdoti la prima volta. E’ necessario tutto questo rigore e lo conferma questo secondo caso, ma basta? “Mi ha sconcertato che nessuno abbia compreso o abbia voluto comprendere, e parlo degli organi gerarchici della Chiesa locale calabrese, il significato pratico della scomunica dei mafiosi. Significa, in pratica, che questi soggetti non possono essere ammessi ai sacramenti, non possono per esempio sposarsi in Chiesa o fare i Padrini di Battesimo. In pratica, però, non vedo ancora un prete che rifiuti il matrimonio al mafioso e che per ciò venga minacciato. Anzi, questo criminale commette e continua a commettere questi reati senza pentimento”. Ma una carta d’identità del mafioso non la persona non è agli arresti o sotto processo, un prete come fa ad intervenire con fermezza? “Nel caso calabrese il boss era stato condannato. E’ ovvio, poi, che i sacerdoti possono chiedere a chi va a chiedergli di fare il padrino o di ricevere qualche altro sacramento di passare per la confessione. Se il sacerdote si limita a prendere i dati per la carta bollata fa l’impiegato comunale. Deve invece procedere a momenti di verifica del penitente. E qui c’è un altro problema: il valore della dimensione religiosa per loro è tutto diverso”. Ecco appunto, la dimensione religiosa dei mafiosi, questa strano rapporto con la fede… “La componente religiosa è fondamentale nelle organizzazioni criminali ed è deviata, distorta; fanno i patti di sangue davanti all’immagine della Madonna. Sono rimasto sconcertato quando arrestarono Provenzano che aveva sul comodino il libro di Giovanni Paolo II “Alzatevi e Andiamo” (parole che Gesù disse ai discepoli prima di essere arrestato). La Chiesa locale dovrebbe capire che per rompere questo meccanismo malato tra mafia, camorra, ‘ndrangheta e religione cattolica bisogna lavorare a livello capillare. Se continuano a fare gli impiegati comunali i Don Pino Puglisi saranno dei beati ma dei casi unici. Ci sono sacerdoti che hanno fatto delle battaglie troppe solitarie”. Quella di Papa Francesco è anche una chiamata all’eroicità dei sacerdoti, dunque. “Se Papa Francesco ha detto che i mafiosi non sono in Comunione con Dio vuol dire che sono scomunicati. Nel documento che ha redatto la Conferenza Episcopale calabrese non c’è la parola scomunica. E’ grave. Hanno paura di questa parola ancora”. L’ultimo caso di Palermo ci ricorda che quello che va scardinato è profondo… “Alcune realtà le stiamo conoscendo adesso. Il problema non sono le Processioni che vanno chiuse, si butterebbe il bambino con tutta l’acqua. Là bisogna scegliere persone fidate in Parrocchia che abbiano un cammino quotidiano all’interno della Chiesa. Ci sono tanti fedeli che vanno ogni giorno a Messa, non c’è bisogno quindi di scegliere quelli che una volta l’anno si danno da fare e abbiamo visto come”.
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