Cinque gusti? No, sei: c’è anche l’oleogusto "grasso"

30 luglio 2015, intelligo
Cinque gusti? No, sei: c’è anche l’oleogusto 'grasso'
Chi tra le granitiche certezze della vita metteva la consapevolezza dei cinque gusti riconoscibili dal palato, si è sbagliato di grosso. I gusti non sono cinque ma sei e a dirlo è uno studio della Purdue University negli Stati Uniti pubblicato sulla rivista Chemical Senses. 

L’ultimo senso in ordine temporale “classificato” come tale dai ricercatori è l’oleogusto. Ma cos’è? In parole povere è il gusto del grasso. Tutto nasce dall’analisi condotta su un campione di 54 persone poi focalizzato su 28, capaci di rilevare questo sapore, insieme ai tradizionali e già decodificati amaro, dolce, salato, agro. Gli studiosi hanno ‘cancellato’ la consistenza e l’odore per eliminare ogni indizio che potesse rischiare di falsare l’esito del monitoraggio, verificando in realtà che il 64% delle persone testate riusciva a distinguere un campione di acido grasso dagli altri gusti. 

Un meccanismo di indagine che ha permesso di isolare la capacità del palato di riconoscere il grasso come un sapore a se stante, distinto dagli altri e dunque con un suo codice. Di qui la proposta del nome, mutuato dal latino: oleogusto. 

Ma che sapore è? “E’ molto sgradevole, simile a cibo rancido. Di solito provoca un riflesso del vomito”, ha spiegato all’Ansa Richard Mattes, professore di Scienza della Nutrizione e autore dello studio, “eppure ci piace perché si mescola bene ed esalta il meglio di altri sapori, proprio come l'amaro nel caffè o nella cioccolata”. 


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LuBi
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