Terrorismo Giubileo, Tonelli (Sap): "In mutande contro l'Isis, non abbiamo neanche i pantaloni" FOTO

30 luglio 2015, Lucia Bigozzi
Terrorismo Giubileo, Tonelli (Sap): 'In mutande contro l'Isis, non abbiamo neanche i pantaloni' FOTO
“Andremo a combattere l’Isis in mutande perché non abbiamo più pantaloni”. Il duro j’accuse arriva da Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sap, il giorno dell’allarme terrorismo su Roma in vista del Giubileo straordinario rilanciato dal sindaco Marino. Nella conversazione con Intelligonews alza il velo sulla polvere degli armadi semivuoti dei poliziotti e la contrappone a quella di Montecitorio, la cui rimozione costa milioni di euro ai cittadini. 
 
Il Giubileo straordinario è alle porte, la minaccia di attentati Isis concreta e il sindaco Marino dice che da solo non può difendere Roma. C’è chi lo considera un atteggiamento un po’ pilatesco.  Da addetto ai lavori, lei che ne pensa?

«Fossi stato il sindaco avrei fatto la stessa cosa. Mi trovo in disaccordo con Marino nella maggiorparte dei casi, ma stavolta dico che ha ragione perché la tutela dell’ordine e la sicurezza pubblica è delle autorità nazionali e cioè ministro dell’Interno e governo. Una scelta in verità l’hanno già fatta, ovvero quella di non mettere la sicurezza tra le priorità del Paese. E lo dimostra la bufala dell’arruolamento straordinario di 2500 persone: una emerita patacca».

Perché?

«Subito dopo i fatti di Charlie Hebdo noi abbiamo chiesto al governo un piano straordinario che passava dall’arruolamento di 2500
Terrorismo Giubileo, Tonelli (Sap): 'In mutande contro l'Isis, non abbiamo neanche i pantaloni' FOTO
 idonei non vincitori di concorso e già in graduatoria, allo sblocco del turn over al potenziamento dell’attività di formazione con un corso anti-terrorismo focalizzato sulle nuove emergenze, vedi l’Isis. Risultato: il turn over non è stato sbloccato, il governo ha fatto campagna elettorale con la promessa dell’inserimento a ruolo di 2500 operatori di polizia, ora dice che lo farà a ottobre ma finora è tutto un bel piano di intenti. In più faccio notare che quand’anche a ottobre la promessa diventasse realtà, i ragazzi devono affrontare un anno di corso formativo e quindi uscirebbero a ottobre 2016, cioè a Giubileo finito. Mentre tutti sappiano che quelli strategici sono i primi mesi, a meno che quelli dell’Isis non decidano di mettere una bomba sul finire dell’evento».

La minaccia di attentati terroristici a Roma è reale? Per Marino sì e glielo hanno detto i sindaci americani, ma voi come lo affronterete sul piano operativo?

«Il rischio è concreto. In Francia hanno subito individuato una soluzione e il giorno dopo gli attentati di Parigi il governo ha messo sul tavolo cinquecento milioni e assunto 2500 persone, oltre a risorse disponibili per la formazione. Io invece ho postato una foto e un video sul web in cui si vede la differenza tra l’equipaggiamento della polizia tunisina e la nostra Polizia. L’immagine-realtà è quella che ho scattato ai pantaloni di ordinanza che indossavano alcuni colleghi a Lamezia Terme: cinque pantaloni tutti diversi. E sa che pantaloni sono?».

No, lo dica lei.

«Siccome non abbiamo più divise, siamo costretti ad andare a riprendere i vecchi pantaloni dismessi venti anni fa e conservati per diventare stracci per pulire, e indossarli. Senza pantaloni come si va contro l’Isis? Ci andremo in mutande».

E’ anche vero che Marino non può scaricare tutto su Renzi e Alfano, da sindaco avrà pure le sue responsabilità nella gestione del Giubileo oppure no?

«La critica che faccio a Marino è quella di non puntare il dito contro il governo e il partito di cui fa parte. Il sindaco non ha responsabilità pari a quelle di un ministro dell’Interno sul versante dell’ordine della sicurezza pubblico ma è anche vero che anziché alzare le mani, lui può e deve alzare la voce e far pesare il suo ruolo istituzionale sul tavolo di Palazzo Chigi. Evidentemente non lo fa, perché non ha la forza politica: il governo cittadino mi pare un mix tra commissariamento e stampellamento»

Sì ma tecnicamente come vi preparate al Giubileo straordinario?

«Cercando i pantaloni vecchi negli armadi e liberandoli dalla naftalina»

Non ha risposto: sul piano tecnico-operativo che c’è da fare?

«E’ molto semplice: si comincia da più uomini, più equipaggiamento e più formazione. Senza questi tre elementi, fondamentali, dove andiamo? Un corso anti-terrorismo costa 6 milioni mentre la Camera per pulire la polvere spende 7 milioni: sono portato a pensare che noi valiamo meno della polvere di Montecitorio. I fatti di Parigi dimostrano che il terrorismo è un fatto incontrovertibile e noi, intanto, tra Marino e Alfano, stiamo rovistando negli armadi per cercare almeno un paio di pantaloni…».

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autore / Lucia Bigozzi
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