Midollo spinale, la nuova frontiera: stimolatori per stare in piedi

30 luglio 2015, intelligo
Midollo spinale, la nuova frontiera: stimolatori per stare in piedi
di Anna Paratore 

Quanto è avvenuto è senz’altro uno dei più significativi passi avanti nella ricerca di una soluzione per chi, affetto da lesioni al midollo spinale, è costretto in carrozzina. Quattro uomini, paralizzati dal torace in giù, sono riusciti ad alzarsi dalle sedie a rotelle grazie alla loro volontà e semplicemente sorreggendosi con le mani a un supporto. 

“Posso restare in piedi per più di mezz’ora”, ha detto uno di loro, Dustin Shillcox, rimasto paralizzato cinque anni fa a causa di un incidente stradale. “E’ stato impressionante e incredibile allo stesso tempo, ed è anche la speranza che torna nella mia vita”, ha poi concluso.

A Shilicox e ad altri tre uomini affetti da patologie simili alla sua, sono stati impiantati chirurgicamente particolari stimolatori elettrici che, uniti a un continuo esercizio fisico, stanno cominciando a dare frutti forse insperati. I risultati della sperimentazione, sono stati pubblicati venerdì scorso sulla rivista scientifica on-line PLoS ONE dalla dottoressa Susan Harkema e dai suoi colleghi che operano presso il Cord Kentucky Spinal Injury Research Center, dell’Università di Louisville, negli Stati Uniti.

Gli studi sono finanziati in gran parte dalla Christopher & Dana Reeve Foundation, capace di raccogliere in pochissimo tempo ben 15 milioni di dollari destinati a far eseguire la stessa procedura su decine di altri pazienti. Ovviamente, il protocollo è ancora in fase sperimentale, ma i volontari disponibili a sottoporsi agli impianti non mancano, visto che almeno 4.000 persone hanno già fatto domanda per diventare “soggetti di ricerca”.

Da parte del team di scienziati impegnati nel progetto, arriva solo entusiasmo. “Siamo davvero soddisfatti. E anche convinti che dopo quello che è stato già realizzato, il futuro possa apparire molto luminoso per le persone che lamentano lesioni al midollo spinare”, ha dichiarato Peter Wilderotter, presidente della Fondazione nata per volontà del compianto e sfortunato attore Christopher Reeve, che molti ricorderanno in tanti film di Superman, e della sua bella e altrettanto sfortunata moglie Dana. Christopher Reeve rimase completamente paralizzato a causa di una drammatica caduta da cavallo durante un concorso ippico. Immobilizzato su una sedia a rotelle, e incapace anche di respirare autonomamente, dopo la sua disgrazia non si arrese, e iniziò la sua battaglia a favore dei disabili e per la ricerca sulle lesioni midollari.  Reeve fondò anche il Christopher and Dana Reeve Paralysis Resource Center, un ospedale a Short Hills, nel New Jersey, nel quale viene insegnato ai paraplegici come vivere nel modo più indipendente possibile, compatibilmente con le proprie condizioni. Reeve e sua moglie sono entrambi deceduti a distanza di due anni l’una dall’altro, ma la loro Fondazione sopravvive e, come visto, dà ancora ottimi frutti. 

I successi ottenuti da questa sperimentazione, hanno già cambiato la vita dei primi quattro soggetti trattati, perché potersi sollevare in piedi anche se per brevi periodo, aiuta a migliorare il proprio stato di salute. Uno dei pazienti, infatti, dopo l’applicazione degli elettrodi e gli esercizi che riesce a compiere in modo autonomo, come la rotazione degli arti inferiori, ha già visto la sua pressione sanguigna stabilizzarsi in modo sensibile rispetto a prima. 

Attualmente, non si sa fino a che punto ci si possa spingere. “ Certo, mi piacerebbe tornare a camminare, un giorno” ha detto Kent Stephenson, un altro dei pazienti che si è sottoposto alla terapia sperimentale. E ha poi aggiunto: “Ma ridatemi la funzione sessuale e il controllo della vescica e dell’intestino, e me starò anche seduto”. In effetti, già in questa prima fase, tutti e quattro i soggetti trattati sostengono che gli stimolatori hanno permesso loro di avere di nuovo rapporti sessuale e hanno permesso un maggior 
Non è certo la prima volta che stimolatori elettrici vengono usati su pazienti paralizzati ma, in questo caso, c’è un’enorme differenza: gli stimolatori inseriti direttamente nella colonna vertebrale agiscono sul sistema nervoso centrale controllati dai pazienti stessi, dalla loro forza di volontà, e non da apparecchiature esterne.  

“Quello che stiamo facendo è lasciare che i muscoli agiscano naturalmente, piuttosto che costringerli a reagire.  E’ un passo avanti verso funzioni naturali e spontanee.” Shillcox, il primo paziente ad essere trattato, riferisce che stava in piedi già dopo un mese dagli impianti, ma aveva bisogno di aiuto per alzarsi, e che la sua posizione eretta non era costante e stabile. Ora, dopo due anni di pratica, non ha più bisogno dell’aiuto di nessuno: si alza in piedi da solo e ci resta finché non è stanco. Unica cosa, ha bisogno di aggrapparsi a un qualsiasi supporto solo per una questione di equilibrio. Ma sta lavorando anche a quello, e si accorge lui stesso di migliorare ogni giorno di più.


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