Bce invia un messaggio cifrato al BelPaese: “Con l’euro. Italia ultima per crescita…”

30 luglio 2015, Luca Lippi
Bce invia un messaggio cifrato al BelPaese: “Con l’euro. Italia ultima per crescita…”
La Bce nel suo bollettino economico mensile lancia un "metamessaggio" al governo italiano: “La convergenza reale fra le economie dell’area dell’euro dopo l’introduzione della moneta unica è stata scarsa e l’Italia ha registrato risultati peggiori in termini di crescita del Pil pro-capite”. In buona sostanza Mario Draghi starebbe “indicando” che le manovre della Bce sono utili solo a condizione che i governi lancino una reale sfida al risanamento dei conti pubblici e una ristrutturazione radicale attraverso riforme incisive e concrete.

Essendo l’Italia ultima fra i dodici membri (i dodici che hanno adottato da subito l’euro), si deduce logicamente che la Bce “parli a nuora perché suocera intenda”.

Specifica il rapporto che Grecia e Spagna prima del 2008 erano su un cammino di recupero e crescevano più rapidamente del resto dell’area, per poi tornare a perdere terreno nei cinque anni successivi, l’Italia ha invece registrato una crescita inferiore “quasi per l’intero periodo, generando un’aumentata divergenza”.

In sintesi, l’unione economica e monetaria avrebbe dovuto spingere i Paesi ad avvicinarsi, grazie all’integrazione del mercato unico, alle armonizzazioni legislative e alle comuni regole fiscali. Nel 2002 l’euro è diventato la moneta utilizzata in Germania, Francia, Italia, Belgio, Finlandia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Spagna. La Bce ha rimarcato come la convergenza reale delle dodici economie sia stata deludente, e dovuta a numerosi fattori, quali istituzioni deboli, rigidità strutturali, una bassa crescita della produttività, e politiche insufficienti nel rispondere alle bolle, finanziarie o immobiliari, registrate in questi anni.

La peggior performance appartiene all’Italia. Il nostro Paese apparteneva nel 1999 alla fascia a reddito pro capite più alto, ma nei successivi quindici anni è costantemente peggiorato, con tassi di crescita costantemente inferiori a quelli dell’eurozona nel suo complesso. Questa condizione pone le aziende in forte difficoltà sul piano dell’innovazione e ammodernamento dei processi produttivi allo scopo di sostenere la maggiore concorrenza. Siamo indietro di dieci anni che sommati ai vent’anni calcolati dal Fmi fanno pensare che sarebbe l’ora della resa dei conti!

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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