Regionali, ora c'è solo l'attesa e quattro scenari possibili

30 maggio 2015, intelligo
Regionali, ora c'è solo l'attesa e quattro scenari possibili
Quattro scenari per un voto. E hai voglia a dire che le regionali sono un test amministrativo e non un referendum sul governo: tra “black list”, “impresentabili”, vendette e veleni, aspirazioni e riscosse, queste elezioni hanno cambiato pelle. 

Anche e soprattutto per gli effetti del post-voto in Parlamento. Se fino a qualche giorno fa al Nazareno si parlava di un ‘cappotto dem’ con un sonoro 7 a 0 oppure 6 a 1, nella marcia di avvicinamento alle urne la musica è cambiata e lo stesso Renzi è apparso più cauto. Proviamo a ragionare su quattro scenari possibili. 

Fino a poche settimane fa si parlava di cappotto del Partito democratico, ovvero di un possibile 7-0 per la squadra di Matteo Renzi, o di 6-1. Oggi, invece, tutto sembra tornato in bilico.

SCENARIO 1. Cinque regioni al centrosinistra, due al centrodestra (Veneto e Campania). Se così fosse, per Renzi sarebbe un successo: riconfermare le regioni a guida dem (Liguria, Toscana, Umbria, Puglia e Marche) considerato l’effetto-governo sul voto, la ‘ripresina’ lenta e soprattutto le tensioni interne con i grandi addii prima di Cofferati e solo pochi giorni fa di Civati, è un risultato che consoliderebbe la leadership renziana, spuntando le armi alla minoranza ‘ribelle’. Ma una vittoria netta del Pd renziano alle regionali avrebbe effetti immediati anche nel campo avversario, quello del centrodestra. A quel punto la leadership berlusconiana ne uscirebbe appannata e potrebbe essere #lavoltabuona di Matteo Salvini.

SCENARIO 2. Il centrosinistra vince 4 a 3. Vista dal “grandangolo” di Berlusconi Renzi “dovrebbe dimettersi”. Vista dall’ottica del premier, l’effetto ‘gufi’ potrebbe aver giocato un tiro mancino. Certo è che, in questo caso, dalle urne uscirebbe un altolà all’era renziana, sia alla guida del partito che ai piani alti di Palazzo Chigi. E c’è da scommettere che i ‘gufi’, alias minoranze dem, riprenderebbero il volo affilando gli artigli. Occhi puntati, dunque, sulle due Regioni che diranno molto di questo voto sui destini della legislatura: la Liguria e, appunto, la Campania considerando anche il caso De Luca e gli strascichi polemici che ne conseguiranno. 

Lì il Pd e Renzi si giocano una buona fetta di consensi e di ‘pax’ interna: in Liguria, in particolare, la sinistra va al voto con due candidati, la Pàita e Pastorino che con Civati prova a rottamare la candidata del rottamatore. 

SCENARIO 3. Se finisse col sorpasso di Berlusconi a Renzi? Se l’ex Cav o l’ex giaguaro da smacchiare per usare la definizione bersaniana riuscisse a strappare una Regione-chiave al premier-segretario, esattamente la Liguria, e magari pure le Marche, sarebbe un risultato insperato per un centrodestra frammentato come non mai e per una Fi alle prese coi contraccolpi dell’uscita di Fitto e dei suoi (dal partito e dai gruppi parlamentari). Per il Pd sarebbe quasi una ‘Caporetto’ che potrebbe avere ripercussioni immediate sia al Nazareno che nella maggioranza di governo. 

REBUS GRILLO-SALVINI. Attenti a quei due. Lega: se Salvini dovesse confermare consensi a due cifre, l’Opa al centrodestra avrebbe la strada spianata su un doppio versante: accreditare sempre di più la sua leadership-antirenziana su Berlusconi e depotenziare il tentativo di Alfano e Area Popolare di porsi come campo dei moderati tra Renzi e Salvini. M5S: anche Grillo si gioca molto in questo voto. Dopo due anni in parlamento e lo stop alle europee, il leader del M5S ha investito politicamente sul test delle regionali ed è ovvio che intenda capitalizzarlo in termini di consenso. Specialmente nella sua Liguria. 

Vada come vada – e lo sapremo lunedì, numeri alla mano e a bocce ferme – dalle regionali non usciranno solo i governatori delle sette Regioni al voto, ma anche un nuovo quadro politico. In movimento verso le politiche…

LuBi


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