Le parole della settimana: dal Kosmos all'Armageddon

30 maggio 2015, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: dal Kosmos all'Armageddon
Il cosmo, secondo la concezione degli antichi Greci, era un tutto armonico e ordinato, qualcosa di opposto al disordine del caos. La parola kosmos infatti, costruita sulla radice indoeuropea kosm, ne trae come significato originale quello di ordine. 

Ordine dunque dell’universo, nel quale si muovono in perfetta armonia un numero infinito di corpi celesti. Ma anche ordine sociale. Nelle città cretesi, kòsmoi erano magistrati dotati di pieni poteri per l’organizzazione della pubblica amministrazione; kosmetès era invece quel cittadino che in Atene sovraintendeva all’educazione degli adolescenti. Ordine anche nella vita fisica, nel corpo, nel valore supremo della bellezza, che chiamavano kòsmesis, da cui provengono il concetto e la pratica della nostra attuale cosmèsi, termine ripescato nel ’900.

Diversa dall’idea greca di kosmos, tutta imperniata sull’ordine e sull’armonia, quella latina di universum, volta ad includere il tutto, la totalità smisurata.

Di questi bei pensieri di origine classica sull’ordine universale, cosa è ancora spendibile nella nostra vita d’oggi? Possiamo ancora permetterci il lusso di credere che viviamo in un mondo governato dall’armonia, sia esso un ordinato kosmos o uno sterminato universum? O non percepiamo invece, alle porte del nostro mondo attuale, l’assedio di quel ribollente caos che gli antichi erano riusciti ad allontanare da sé e dalle proprie coscienze?

Abbiamo appena finito di celebrare i cent’anni dallo scoppio di quella Grande Guerra che, dopo decenni e decenni di retorica, un’analisi più onesta ha riportato alla lettura che già all’origine ne diede papa Benedetto XV: inutile strage. 

Questo nostro mondo, che all’aprirsi del nuovo millennio tenta di uscire dall’eredità di un secolo sventurato fatto di quella guerra, e poi di disumane dittature, e poi di quell’altra guerra ancor più sanguinaria della prima, questo nostro mondo si è trovato di fronte i Talebani e poi Al Quaida e ora l’ISIS, con affiliazioni tipo Boko Haram, e il nucleare iraniano, e la tragedia della Siria e il caos mediorientale e quello del Corno d’Africa... 

Questo nostro mondo le cui fabbriche d’armi debbono funzionare a pieno regime, vede nei suoi responsabili e nei suoi leader una disinvolta incapacità di fronteggiare tutto questo. E non parliamo, poi, dell’ondata migratoria, in realtà un’invasione, che questo nostro mondo, e in particolare questo nostro sventurato paese, sta subendo senza saper come reagire.

Forse la visione di un cosmo armonioso proposta dai classici non è più tanto spendibile. Forse serve un’altra lettura: la Bibbia potrebbe darci una mano.

Armageddon, nome greco che appare nell’Apocalisse di san Giovanni, cap. 16, 16, è l’adattamento dell’ebraico har Mégiddô, “monte di Megiddo”. Sta ad indicare il luogo dove i re malvagi, alleati della Bestia, si concentreranno nel gran giorno per la guerra contro Dio. Non sarebbe piaciuto ai nostri antenati greci e latini, ma per noi può essere più realistico di quanto si pensi. 
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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