Esercito europeo, Londra "smaschera" il piano Mogherini (e Merkel)

30 maggio 2016 ore 11:14, Lucia Bigozzi
di Alessandro Corneli 

La notizia l’ha data il quotidiano conservatore The Times con un articolo intitolato “EU army plans kept secret from voters”. I burocrati di Bruxelles, con in testa Federica Mogherini, responsabile Ue per la politica estera e di difesa, hanno messo a punto un progetto di costituzione di un esercito europeo senza il quale è illusorio parlare di difesa comune europea, ma il piano e i dettagli saranno divulgati solo dopo il referendum britannico del 23 giugno, che deciderà sulla permanenza di Londra nella Ue: da qui il titolo del Times. Probabilmente, il documento , di cui il quotidiano The Guardian, schierato sull'opposto fronte liberal, ha rivelato il titolo (“Global strategy on foreign and security policy”), sarà presentato in occasione del vertice semestrale europeo del 28 giugno. 
Poiché il progetto, secondo le indiscrezioni, prevede di spostare a livello decisionale europeo l’uso delle forze militari ancora sotto controllo degli Stati, se approvato, non solo ridurrebbe all’insignificanza le singole sovranità nazionali, ma contravverrebbe all’impegno preso dalla Commissione Ue con il premier britannico David Cameron di non compiere ulteriori passi in direzione dell’integrazione sovranazionale. 

Esercito europeo, Londra 'smaschera' il piano Mogherini (e Merkel)
La divulgazione del piano metterebbe in difficoltà proprio Cameron e il fronte favorevole alla permanenza del Regno Unito nella Ue. Per questo si è cercato, ormai inutilmente
, di tenere segreto questo progetto in quanto l’opinione pubblica britannica non sembra disposta a rinunziare all’autonomia nazionale sulle questioni militari. Il quotidiano londinese specifica che il piano, appoggiato da diversi Paesi membri della Ue, avrebbe  nella Germania il maggiore sponsor. Non solo: secondo i trattati, basterebbe il consenso di nove Paesi membri per trasformare in realtà l’Esercito europeo posto agli ordini di un Comando generale. Poiché The Times ha rotto il muro del silenzio, sono state fatte filtrate alcune giustificazioni a favore del progetto, che in sé non è nuovo, avendo lontane origini all’inizio degli Anni Cinquanta. Si è quindi ipotizzato che l’esercito europeo  potrebbe intervenire contro uno Stato membro che, ad esempio, chiudesse le proprie frontiere, oppure contro una regione secessionistica che si pronunziasse per l’indipendenza. È appena il caso di rilevare la contraddizione: si spogliano gli Stati dei loro poteri, ma non si transige sull’immodificabilità dei loro confini. Il punto critico non è però l’insieme delle complicazioni che seguirebbero ad una secessione, per esempio della Catalogna o della Scozia, ma è il primato che verrebbe riconosciuto alla volontà popolare.  

Senza ipotizzare scenari di guerra in grado di coinvolgere i Paesi dell’Ue senza la deliberazione dei rispettivi parlamenti, e pur dando credito a chi pensa che il processo d’integrazione europea debba concludersi con la formazione degli Stati Uniti d’Europa, resta il fatto che la costituzione di un esercito europeo sarebbe un passaggio intermedio delicato e decisivo. Per essere credibile, l’esercito europeo dovrebbe disporre non solo di un comando unico e autonomo ma anche di armamenti credibili, quindi anche di armi nucleari. Due soli Paesi attualmente ne dispongono: il Regno Unito e la Francia. Ma l’arsenale nucleare britannico è funzionalmente dipendente dagli Usa mentre solo l’arsenale francese è integralmente nazionale. Se la Francia conservasse la decisione ultima di usare le armi nucleari da parte  dell’Esercito europeo, questo non avrebbe credibilità se non per operazioni minori. Se lo mettesse a disposizione del comando europeo,  perderebbe il suo carattere nazionale e sarebbe legato a decisioni politiche europee.
 
Si comprende, allora, perché la Germania sia il maggiore sponsor del piano Mogherini la cui novità e importanza sarebbe proprio quella di mettere a disposizione dell’Europa la forza nucleare francese. A parte la crescente difficoltà di Parigi di sostenere i costi del suo apparato nucleare e di modernizzarlo, la preferenza francese è di mantenere in vita l’asse franco-tedesco che mantiene un certo equilibrio tra la potenza economica della Germania e la forza nucleare autonoma della Francia. Ciò che Berlino reputa sempre più anacronistico ma, non potendo chiedere alla Francia la condivisione della “force de frappe”, troverebbe vantaggioso poter mettere il suo dito sul grilletto nucleare in versione europea. In attesa dello svelamento pubblico del piano, François Hollande e Angela Merkel hanno commemorato insieme il centenario della battaglia di Verdun dove morirono 163mila soldati francesi e 143mila soldati tedeschi.  

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]