Piano Viminale migranti, Puppato (Pd): "E' un'emergenza. Facciamo come Maroni"

30 maggio 2016 ore 13:40, Lucia Bigozzi
“Di fronte a un’emergenza nazionale è necessario ricalcare il decreto 2011, ovvero un atto di responsabilità nazionale suddiviso per entilocali. Quindi, tanto quanto ha fatto Maroni, altrettanto dobbiamo fare noi. Punto”. Così Laura Puppato, senatrice dem, risponde alle polemiche leghiste e nell’intervista con Intelligonews approva il piano del Viminale sulla ripartizione dei migranti: 70 per provincia. 

Emergenza sbarchi: come commenta la circolare del Viminale che “impone” 70 migranti per provincia? 

"Ho depositato un’interrogazione per chiedere al governo come mai su una vicenda di questa portata non si applichi la normativa scelta dal governo Maroni nel 2011 obbligando all’accoglienza diffusa i Comuni e le Province con anche obbligo di coordinamento regionale e laddove questo non avvenga si procede attraverso il commissariamento prefettizio responsabilizzando ciascuno alle responsabilità del caso perché quello che sta avvenendo è che c’è una parte importante della politica locale che è riottosa e negativa e pregiudizialmente rinuncia a qualsiasi forma di ipotesi di accoglienza. Siccome siamo di fronte a un’emergenza nazionale ed è bene che questo si dica in maniera chiara e non ci si nasconda dietro una soluzione attendista, prendiamone atto e diamo corso ad un obbligo. Ma va fatta chiarezza anche su un altro aspetto…".

Quale? 

"E’ la questione relativa alla possibilità o impossibilità di bloccare le partenze in particolare dalla Libia, rispetto all’ipotesi fatta anche da Zaia di fermare lì i migranti mettendo in campo una gestione europea e italiana per verificare direttamente in quei luoghi lo status delle persone che intendono partire. Voglio ribadire che noi stiamo stati attori principali per realizzare il governo di unità nazionale in Libia, capire cosa avviene oggi dopo questo passaggio, credo sia necessario. L’Italia sta già facendo la sua parte insieme alle autorità libiche".

Lei evocava la riottosità delle comunità locali rispetto all'obbligo di accogliere una quota di migranti. Ma che tipo di ripercussioni, di ricadute lei si aspetta sui territori e rispetto alla contrarietà dei cittadini?

"Io credo che se applichiamo il metodo che previsto nei Comuni che si sono assunti questo impegno che è un onere – chiariamolo, anche se svolgere una funzione pubblica non è fatto solo di onori ma, appunto di oneri – le persone che arrivano devono essere messe in condizione di costruire la loro presenza in modo civile restituendo parte di quello che ottengono mettendo a disposizione la loro opera. Siamo davanti a una sfida epocale che non è una scelta né dipende da nostre scelte, alle autorità locali compete anche valutare quella pro-quota che è cosa minima vista nei numeri".

Tutto questo denota un fallimento delle politiche di accoglienza oppure è una necessità obbligata a fronte a un’emergenza?

"Entrambe le cose, tant'è che ho posto il quesito al ministro Alfano nell'interrogazione anche in vista delle polemiche e strumentalizzazioni che poi si sono scatenate. Ho pensato subito che si dovesse andare alla scelta di ricalcare semplicemente il decreto 2011, ovvero un atto di responsabilità nazionale suddiviso per enti locali. Quindi, tanto quanto ha fatto Maroni – per numeri diversi ma lo ha fatto – altrettanto dobbiamo fare noi. Punto". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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