Dall’inflazione al QE: le "sorprese" di Pasqua nell'uovo di Draghi

30 marzo 2015, Luca Lippi
Dall’inflazione al QE: le 'sorprese' di Pasqua nell'uovo di Draghi
Il 26 marzo c’è stata un’audizione di Mario Draghi alla Camera, ne abbiamo estrapolate le frasi più indicative, memori della più celebre affermazione del 3 Aprile 2014. 

All’epoca Mario Draghi sibillinamente disse: “Quest’anno Pasqua cade molto più tardi, intorno a Pasqua la spesa per i servizi sale questo spiega perché il dato marzo sull’inflazione è stato più basso e quello di aprile sarà più alto”. In buona sostanza all’epoca disse che l’inflazione era bassa perché la Pasqua era alta. Inutile riportare le perplessità di chi si occupa di Scienza Economica professionalmente; esattamente un anno dopo 23 Paesi su 29 dell’UE erano in deflazione trascinando nella media deflattiva anche la UE (-0,2%).

Dato il precedente perché non andare a “spulciare” qualche altra “chicca” da mettere dentro l’uovo di cioccolata?

E l’abbiamo regolarmente trovata, Draghi dice: “In vari paesi dell’Eurozona la crescita potenziale si è smorzata già prima dell’introduzione dell’euro, passando per l’Italia dal 2,5% dell’inizio degli anni ’90 all’1,5% del 1999, e riducendosi ora a quasi zero secondo il Fmi”. La realtà è un po’ diversa: in un trend rialzista di durata importante che viaggiava regolarmente dal 1960 fino al 2000 (all’interno del quale grazie ad aggiustamenti valutari ci si barcamenava cavalcandolo con regolarità) esattamente dall’introduzione dell’Euro, si è usciti rovinosamente dal trend rialzista creando un crollo verticale continuo e costante fino ad oggi.

L’altra frase, stavolta riguardo allo spread riferisce: “Chi vuol far paragoni, può avere un primo parametro” nello spread dell’Italia del 2011, cioè 500 punti base sopra il Bund tedesco, che “per inciso è quello precedente all’ingresso dell’Italia nell’euro”. Nella realtà lo spread cui fa riferimento Draghi stava scendendo assai prima dell’entrata nell’euro, era una dinamica del tutto “naturale” determinata dalla debolezza dell’economia tedesca. Purtroppo nessuno ricorda il collasso dell’economia tedesca dal 1995 superata esclusivamente dal trattato di Maastricht.
Conclude affermando che “non c’è alcun problema di liquidità sui mercati”, ma i dati macro dei prossimi mesi riveleranno la realtà.

Altra affermazione che suscita perplessità: “In Italia vi è un’alta concentrazione di microimprese a produttività inferiore alla media, con una regolamentazione che le incentiva a rimanere piccole”. Era ancora italiano Mario Draghi quando studiava sui libri di economia scritti da quelle persone che nei fatidici anni 50/60. 

Grazie anche a questo tipo di microimprese cui era infarcito il tessuto produttivo industriale italiano, avvenne il “boom” economico ancora ben presente nella memoria degli italiani; sarà che sono cambiati i tempi? Sicuramente, a quel tempo c’era grande domanda, grande produttività e poca necessità di QE.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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