Direzione Pd, Mineo: "No a offerte untuose. Civati sia più generoso"

30 marzo 2015, Marta Moriconi
Direzione Pd, Mineo: 'No a offerte untuose. Civati sia più generoso'
“Le minoranze Pd se vogliono vivere devono rifiutare certe offerte untuose”: così il dissidente dem Corradino Mineo a poche ore dalla Direzione Pd, alla quale non partecipa pur avendo chiaro cosa fare e non fare, accettare o rifiutare. Ecco i suoi “consigli” a Pippo Civati (“deve essere più generoso”), Pierluigi Bersani (“il Pd di cui parla già non esiste più”) e sì, anche a Matteo Renzi…

"Basta aut aut -fa sapere ora Civati - non parteciperemo al voto sull'Italicum". E’ d’accordo? 

“Civati deve essere un pochino più generoso ed unitario. E’ verissimo che se le minoranze del Pd votassero questa legge elettorale avrebbero finito il loro ruolo, ma bisogna battagliare fino all’ultimo. Se passasse questa legge elettorale sarebbe ferita la nostra democrazia, perché così stabiliremo che il Paese debba essere guidato dal modello sindaco d’Italia, dai Presidente di Regione, ed è una forma inedita di democrazia. Ma fino a quando c’è vita c’è speranza”

Come commenta quel "regalo" renziano di una 30ina di capilista sicuri per la minoranza con blindatura delle primarie obbligatorie per tutti?  

“Le minoranze Pd se vogliono vivere devono rifiutare certe offerte untuose. Ora Renzi è disposto a cambiare la legge sul Senato dopo averla imposta con “una guerra di religione”, ma vi ricordate l’8 Agosto? I senatori che perdono tempo per non perdere il posto? Quante assurdità sono state dette dalla macchina mediatica di Palazzo Chigi per imporre quella legge? Perché l’unica riforma che conta per Renzi è quella elettorale”. 

A proposito di finché c’è vita c’è speranza. L’asse Bersani-Speranza come lo valuta? 

“Io non vedo assi. Il problema politico, storico, ideale, è che la sinistra come la conoscevamo (sindacale e politica) è morta dopo il 2013. Ora esiste un processo di revisione e autocritica importante nel mondo sindacale, vedi Landini, e ci sono movimenti sociali bellissimi come quello portato in piazza da don Ciotti, che resistono. Questo immaginare assi, correnti e partitini è ridicolo, perché noi veniamo fuori da una sconfitta storica. Ora però non è che uno si suicida perché sconfitto: Landini ha detto come combattere, Don Ciotti combatte, noi diciamo almeno cambiamo queste riforme pericolose di Renzi e votiamo no a una follia come il Jobs Act. E chiunque si vuole alleare a questo progetto è il benvenuto. Se la destra comprende che eleggere “un sindaco d’Italia” è molto peggio del presidenzialismo ed è pericoloso per il Paese io son disposto ad allearmi. Anche con Minzolini per dire!”

Dalla Direzione Pd come uscirete oggi? 

“Io non sono in Direzione, come usciranno non mi riguarda. Il problema è che il programma di Renzi - cioè la lotta senza quartiere alla Cgil e ai diritti acquisiti dai lavoratori e la trasformazione della nostra Repubblica parlamentare in un premierato inedito che non esiste in nessun Paese a democrazia liberale -  non è mai stato votato. Renzi ha avuto un mandato alle Primarie, dovuto al fallimento della sinistra di prima, e molti hanno creduto in questo ragazzo energico. Non essendo stato votato però, non ha diritto di dire a me che non posso difendere le cose per cui sono stato eletto”.  

Bersani ha appena detto che se il premier chiude a modifiche spacca il partito. 

“Spacca il partito? Capisco quello che vuole dire, ma il partito di cui parla Bersani già non esiste più. Gli elettori non vanno a votare, molti iscritti non rinnovano la tessera, tanti altri che votavano per le primarie sono ormai sfiduciati. Come si vede in Sicilia, il partito è pieno di neo-candidati che vengono da Forza Italia, dai “rottami” della destra, è molto appetibile insomma. Ma non c’è proprio il partito che viene spaccato, al massimo Renzi spaccherà il gruppo parlamentare”. 

Dopo sabato, il futuro a sinistra è Landini? 

“Landini non vuole fare il partito, lo ha detto chiaramente. Lui ritiene che il sindacato morirà se non farà anche politica, se non si occupa della proiezione politica. Ma siamo lontanissimi dal partito. Non c’è l’anti-Renzi e siamo lontanissimi da qualcosa di solido alla sinistra di Renzi. Quello che c’è è una coalizione sociale che Landini ha presentato, un’altra con molti giovani di Don Ciotti… poi i processi si costruiscono. Le scorciatoie sono tutte dentro la logica del nostro premier. Lui è sincero e ritiene che per governare l’Italia si debba semplificare la democrazia: ci deve essere uno scontro tra lui e Salvini, lui e Civati, lui e Landini che è quello che teme di più. Mentre è il più bravo a far politica, non si rende però conto di dove stia andando l’Europa e di tutte le contraddizioni del nostro tempo. Certo, per un prossimo passo bisognerà trovare un candidato e li si vedrà. L’Italicum è una legge che centralizza tutto, per cui devi scegliere una persona ma nessuno conoscerà i suoi deputati, e abbassando la soglia al 3% incentiva tutte le opposizioni a frantumarsi e a fare partiti mono-funzionali ognuno col suo leaderino. Per me è questo il pericolo per la democrazia”. 

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