Italicum, Puppato (Pd): “Civati al Senato l'ha votata. Preferenze: in lista non si va per corrente”

30 marzo 2015, Lucia Bigozzi
Italicum, Puppato (Pd): “Civati al Senato l'ha votata. Preferenze: in lista non si va per corrente”
“In lista per merito non per ‘corrente’”. E’ un punto fermo che Laura Puppato, senatrice dem, mette nel ragionamento sulla Direzione Pd chiamata a votare sull’Italicum prima del passaggio alla Camera. Nella conversazione con Intelligonews anticipa come stanno le cose…

Minoranze dem sugli scudi dell’Italicum. Come ne uscite dalla direzione Pd?

«Partiamo da una valutazione oggettiva. Alla luce del fatto che la situazione politica rispetto alle riforme si è modificata dopo l’uscita di Fi dal patto del Nazareno, ciò rende molto più fragile la maggioranza in termini numerici e il dato è che noi non siamo numericamente autosufficienti. In questo senso un ruolo decisivo lo gioca Ncd. Mi aspetto che Renzi in qualità di segretario del partito informi su quali sono – se ci sono – i margini di manovra che vengono resi possibili dalla disponibilità non solo di Ncd ma anche di Area Popolare e Scelta Civica. Va anche ricordato che sulla legge elettorale abbiamo già ottenuto quanto chiesto: la soglia al 3 per cento per l’ingresso dei partiti in Parlamento, la doppia preferenza, il ballottaggio qualora uno dei partiti non superi il 40 per cento dei consensi. Rispetto a tutto questo, l’unica cosa che resta in piedi come punto di mediazione è il tema delle preferenze»

Sì, ma come?

«Sappiamo che con l’attuale impostazione noi avremmo per chi vince un buon due-terzi, probabilmente tre-quarti, di eletti con le preferenze e chi invece sarà minoranza domani – dipende da come vengono formulate le liste – potrebbe ottenere il passaggio più o meno dei capilista; quindi in quel caso avremmo una maggioranza di eletti indicati dalle segreterie. E’ anche vero, però, che abbiamo liste piccole, circoscrizioni con un limite massimo di 6-7 candidati per cui non è il collegio uninominale ma il cittadino identifica chi vota. Certo, è una mediazione, non ne sono entusiasta ma ci può stare politicamente che si debba ascoltare e mediare con tutti».

E quindi tornando alla direzione Pd?

«Se oggi Renzi dirà che il margine di manovra su questo punto non c’è, io auspico che ragionevolezza e buon senso abbiano il sopravvento e cioè che non ci si possa incaponire chiedendo di stracciare un accordo politico con chi sta sostenendo il governo»

Civati una posizione netta l’ha già presa indipendentemente dall’esito della Direzione annunciando che lui e i suoi non voteranno l’Iltalicum in Aula. Come la mettete?

«Intanto bisognerà capire quanti di coloro che hanno sostenuto la sua candidatura a segretario del partito saranno di questa idea e lo seguiranno. Non credo che vi sarà un’adesione massiccia, salvo che non colga che il margine di manovra c’era ma non si è voluto perseguire; in quel caso possono aprirsi scenari diversi. Personalmente, ritengo che se Renzi dirà come sta dicendo che i margini di manovra non ci sono, ricordo che l’Italicum ha già avuto un passaggio in Senato e credo che non si possa pensare di votare in un modo prima e in modo diverso la volta successiva perché questo vorrebbe dire mettere in discussione la maggioranza e a quel punto ciascuno si assumerà le proprie responsabilità».

Mineo a Intelligonews ha detto che non andrà alla Direzione e guarda con interesse al percorso di Landini, idem Fassina. C’è poi un ritrovato asse Bersani-Speranza. Insomma, stavolta sarà rottura definitiva?

«Credo che ciascuno di coloro che individualmente più che in nome e per conto di uno pseudo-raggruppamento – io aborro le correnti anche per la cattiva abitudine di ragionare non con la propria testa ma sulla scorta di decisioni altrui – vista la delicatezza della situazione, debbano rispondere secondo una propria visione, mettendo sul piatto in maniera ragionata le opzioni, ben capendo che se si ritiene fondamentale questo elemento sull’Italicum più di tutte le riforme che stiamo mettendo in campo e che a me paiono di grande rilievo, non mi pare esprima una grande visione. Ricordo che se stiamo facendo l’anti-corruzione, se abbiamo messo in campo la riforma delle istituzioni scolastiche, se possiamo pensare di ratificare il Jobs Act con i decreti attuativi che dovranno prevedere aspetti positivi, se abbiamo approntato la riforma della Rai con per la prima volta la presenza di un rappresentante dei dipendenti nel Cda, significa che stiamo cambiando il Paese. Mi domando con quale logica interrompere questo positivo e accelerato cammino che larga parte del mondo produttivo vede in positivo, solo perché a qualcuno non piace l’idea che alla minoranza vadano pochi eletti. Credo che se una persona è dotata di lungimiranza sia in grado di fare valutazioni; se poi, invece, si dice non mi interessa, pretendo che ci sia una revisione totale di tutte le riforme già fatte, beh uno va incontro al suicidio politico ma non credo che gli italiani apprezzeranno»

Al netto di tutto è una mera questione di posti in lista?

«Se vogliamo che le liste, qualunque lista per le Regionali, le Comunali, le politiche o le Europee abbiano maggiori chance e offra al partito una potenzialità maggiore, porre la questione in termini di appartenenze vuol dire morire politicamente. Perché significa che non si sta valutando la persona e le sue qualità, ma la sua appartenenza a una o all'altra corrente. Vorrei tanto che anche in politica ragionassimo in termini meritocratici e non come è successo non più tardi di sabato in direzione provinciale nella  mia Regione…».

Cosa è successo?

«Alla fine di una serie di ragionamenti è rimasto escluso un ragazzo dell’area Civati e il segretario regionale ha dovuto perorare la sua causa. Al di là della persona, è il criterio che non funziona. Se ci sono sindaci che hanno ben operato e molto radicati sul territorio che con grande maturità si rendono conto della situazione e fanno un passo indietro, perché c’è chi rivendica un ruolo in quanto appartenente a un’area politica? Dobbiamo comprendere che occorre essere molto attenti nella composizione delle liste procedendo e ragionando sul valore aggiunto di una persona e non sulla quantificazione dei posti da assegnare alle varie aree o anime interne che oggi hanno bei nomi ma sempre correnti restano. Io non sarò mai d’accordo con chi ragiona così».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]