Embargo alla Russia, -3,6miliardi (solo) all’Italia: Usa e Cina ci guadagnano

30 marzo 2016 ore 9:35, Luca Lippi
Secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, l’embargo alla Russia da parte dell’Ue è costato all’Italia 3,6 miliardi di euro. Nel 2013 l’Italia esportava in Russia beni e servizi per 10,7 miliardi di euro, nel 2015 l’importo a 7,1 miliardi di euro.
Il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo dichiara: “Anche alla luce degli attacchi terroristici avvenuti nei giorni scorsi a Bruxelles è giunto il momento che l’Unione europea riveda la propria posizione nei confronti di Mosca. Rispetto al 2014, le condizioni geo-politiche sono completamente cambiate. Per ripristinare la pace nell’area Mediorentale e per combattere le frange terroristiche presenti in Europa, la Russia è un alleato strategico indispensabile per il mondo occidentale. Proseguire con le misure restrittive nei confronti della Russia che, ricordo, scadranno il prossimo mese di luglio, sarebbe poco oculato e controproducente.” 

Embargo alla Russia, -3,6miliardi (solo) all’Italia: Usa e Cina ci guadagnano
Il segretario della CGIA, Renato Mason, accentua il discorso sottolineando i conti: “L’incidenza del nostro export in Russia sul totale esportazioni Italia è passata dal 2,8 per cento del 2013 all’1,7 per cento del 2015. Questa contrazione è stata determinata sia dalla caduta delle vendite verso la Russia, ma anche dall’aumento delle esportazioni italiane nel mondo che, tra il 2013 e il 2015, sono passate da 390 a quasi 414 miliardi di euro. La Russia, che nel 2013 era l’ottavo paese per destinazione dell’export italiano, è diventata nel 2015 tredicesima ed è stata scavalcata dalla Polonia, dalla Cina, dalla Turchia, dai Paesi Bassi e dall’Austria”.
Ricordiamo che le sanzioni da parte dell’Unione europea sono entrate in vigore a seguito dell’annessione della Crmea da parte della Russia, oltre tutta una serie di sanzioni di carattere politico e diplomatico, sono seguite anche restrizioni di carattere commerciale è stato previsto un embargo sull’import-export di armi (con qualche eccezione) e le esportazioni di alcune attrezzature e tecnologie. 
Queste azioni sono state prorogate fino al 31 luglio 2016 dal Consiglio Europeo, per tutta risposta la Russia ha reagito già nell’agosto del 2014 con un embargo all’importazione di alcuni prodotti dai paesi membri dell’Unione Europea. 
Le merci soggette ad embargo riguardano, in particolare, alcuni prodotti agricoli e del settore alimentare ma, relativamente agli acquisti effettuati dagli enti pubblici russi, sono state vietate anche le importazioni di prodotti tessili, abbigliamento, calzature e pelli, dispositivi medici, automobili, furgoni, camion, autobus, mezzi d’opera e di servizio. Le misure dell’Unione europea e la reazione della Russia hanno prodotto un deterioramento dei rapporti commerciali tra Russia e Ue, non solo relativamente ai prodotti commerciali oggetto di restrizione/embargo.
Riguardo l’Italia, i danni che ne sono emersi sono devastanti, oltre il 72% del totale del calo dell’export verso la Russia ha interessato Lombardia (-1,18 miliardi), Emilia Romagna (-771 milioni) e Veneto (-688,2 milioni). Dei 3,6 miliardi di minori esportazioni, 3,5 sono solo il danno al manifatturiero. I macchinari (-648,3 milioni di euro), l’abbigliamento (-539,2 milioni di euro), gli autoveicoli (-399,1 milioni di euro), le calzature/articoli in pelle (-369,4 milioni di euro), i prodotti in metallo (-259,8 milioni di euro), i mobili (-230,2 milioni) e le apparecchiature elettriche (-195,7 milioni) sono stati i settori dove i volumi di affari in termini assoluti hanno registrato le contrazioni più importanti.
Quello che sfugge, e forse dovrebbe far pensare, è che a fronte di un’area geografica che perde c’è un’altra che guadagna dall’embargo, perde l’Italia, perde l’Europa ma guadagnano Usa e Cina. 
L’Italia ha saputo creare negli anni un forte potenziale con il mercato russo, uno sbocco importante dove distribuire il ‘’made in Italy’’ che rimane sempre molto apprezzato. Il rublo debole e i prezzi bassi del petrolio (che a sua volta indebolisce ulteriormente il Rublo) sono condizioni irripetibili all’interno del quale l’Italia avrebbe potuto negli ultimi due anni esercitare un ruolo centrale nella gestione di ricchezza soprattutto del settore agroalimentare dove l’Italia rappresenta una eccellenza. Se avessimo potuto incrementare gli scambi in questo mercato non avremmo lasciato spazi ai concorrenti europei e avremmo tenuto aperte importanti “autostrade” per incrementare esportazioni di ulteriore materia prima e semilavorati o prodotti finiti, è un danno che va ben oltre i conti giusti ma che non riescono a misurare correttamente il danno per l’Italia dell’embargo alla Russia. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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