Trivelle sì o no? Ettore Gotti Tedeschi: "Non perdere l'occasione e con un progetto politico sensato"

30 marzo 2016 ore 17:07, intelligo
di Ettore Gotti Tedeschi

Il caso trivelle, come tutti i casi, ha qualcosa di “scientifico”, qualcosa di "politico", qualcosa di "economico". E passerà alla storia tra quelli di cui non abbiamo capito nulla, ahimé. 
Nel nostro grande Paese abbiamo avuto un caso paragonabile negli anni settanta, il cosiddetto caso delle centrali nucleari. In quegli anni in tutta Europa si voleva affrontare il problema del bilancio energetico (dopo le crisi petrolifere). In  Francia, nonostante l'esistenza di ecologisti ben più agguerriti, la normativa passò e in quella Nazione si fece il nucleare, nucleare che fornisce tuttora energia anche al nostro Paese (e le centrali francesi distano poco dalle nostre frontiere), cosicchè abbiamo ottenuto tre “vantaggi”: rischio  più o meno uguale,  prezzi più alti di importazione, costi di gestione per chiusura delle centrali progettate e costruite come Caorso).
Ma soprattutto non abbiamo fatto nessun passo avanti per conquistare più  autonomia energetica per il fabbisogno energetico italiano. Abbiamo spinto sì le energie alternative, però a costi molto alti. E anche qui con altrettante alte contestazioni.

Oggi, il problema si pone in modo e a condizioni diverse, ma assimilabili. Grazie alla prevedibile e prevista crisi economica globale il mondo occidentale ha deciso di "accelerare" i risparmi energetici, anche stavolta per più ragioni. Anzitutto ridurre i costi. Poi  per ridurre le importazioni di  petrolio dai paesi produttori (quando si capì che investivano i ricavati nello stesso occidente comperandosi imprese, banche e immobili a prezzi di saldo) .
Gli USA avviarono questo processo che li portò a diventare non solo autonomi, ma persino esportatori entro breve tempo. Certo gli Usa hanno tecnologie che permettono loro di realizzare sogni a noi preclusi. Però, anche qui da noi,  un bel giorno di pochi anni fa , si scoprì che alcune regioni del sud Italia (la Basilicata per esempio) avevano sotto sotto il gas, tanto gas. E si scoprì che il petrolio si poteva ricavare con piattaforme off shore sulle coste. "Alleluja!" si gridò, così anche noi avremmo potuto migliorare i conti e diventare meno dipendenti dalle importazioni di prodotti energetici. Ma neanche per sogno, si rispose, il nostro suolo e le nostre coste non si toccano…
Le riflessioni da fare a questo punto quindi sono poche ma scientificamente, politicamente ed economicamente complesse. Sono tutte riferibili ad una domanda, cui ora non saprei dare risposta: c’è un progetto scientifico ed economico? (anche sull’indotto che verrebbe generato?). Se ci fosse, risolvere il punto politico diverrebbe più facile. Ci si prepari a fare sconti fiscali nelle regioni-provincie che si oppongono. In una situazione di crisi economica e lavorativa, come quella attuale, fare anche un progetto politico sensato e credibile dovrebbe esser facile. In più abbiamo un Ministro per l’Ambiente, serio e concreto (G.L.Galletti). Guai a perdere l’occasione. Certo, gli oppositori delle trivelle richiameranno l’Enciclica Laudato Sì, trincerandosi dietro l’assist dato addirittura dal Papa . E qui io “non ho competenza “ per darvi opinione, ahimé. 

autore / intelligo
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