500 anni di Ghetto a Venezia, la Boldrini visita e Gattegna ricorda: "Non è una festa"

30 marzo 2016 ore 13:08, Micaela Del Monte
Il 29 marzo del 1516 a Venezia veniva istituito il primo ghetto ebraico della storia che poi in seguito avrebbe fatto da apripista  per tante altre città. La decisione fu deliberata dal Senato della Serenissima "per ovviar a tanti desordeni et inconvenienti" recitava il testo del provvedimento.

Fu dunque individuata un'isola nei pressi di S.Girolamo dove trasferirono tutti gli ebrei presenti a Venezia. La popolazione alla fine del '600 era di 4-5mila unità.  Nel 1589, gli ebrei vennero ufficialmente autorizzati dalla Repubblica a "tener sinagoghe, secondo l'uso loro". Cinque le Scole, due di queste progettate dal famoso architetto Baldassarre Longhena. La Scola Grande Tedesca, la Scola Canton, la Scola Italiana, la Scola Levantina e la Scola Spagnola. Il termine ghetto deriva dall'omonimo quartiere di Venezia del XIV secolo. Prima che venisse designato come parte della città riservata agli ebrei (essi infatti risiedevano anteriormente nel Sestiere della Giudecca), era una fonderia di ferro: il nome del quartiere deriva dal veneziano geto, pronunziato ghèto dai locali ebrei Aschenaziti di origine tedesca, inteso come getto, cioè la gettata (colata) di metallo fuso. 
I residenti ebrei del ghetto sono attualmente una trentina (sostituiti nel corso degli anni dai veneziani non ebrei) ma più di 500 risultano gli iscritti alla Comunità ebraica. 

500 anni di Ghetto a Venezia, la Boldrini visita e Gattegna ricorda: 'Non è una festa'
L'anniversario della nascita del Ghetto di Venezia segna cinque secoli di storia piena di cultura e personaggi, ostacoli, creatività e conquiste. Giuseppe Giulietti ne ha parlato con lo storico e scrittore Riccardo Calimani che ha recentemente pubblicato la nuova edizione del suo libro "Storia del Ghetto di Venezia". 

A visitare l'antico ghetto ieri è stata anche la presidente della Camera Laura Boldrini che, tra una tappa e l’altra del suo lungo pomeriggio, prima del concerto alla Fenice che ha inaugurato ufficialmente il calendario degli appuntamenti per i 500 anni del Ghetto, ha detto: "Le società basate sui ghetti hanno generato atrocità. Noi dobbiamo valorizzare le minoranze e capire che c’è un patrimonio che arricchisce tutti. Dobbiamo operarci per vivere in una società capace di includere, che dica basta ai ghetti: mai più ghetti. Bisogna lavorare nell’inclusione sociale, nel rispetto reciproco, nell’abbattere quel senso di esclusione che molti hanno, di radicalizzazione che sta emergendo in molte città europee, bisogna trovare soluzioni, che non possono essere ghettizzare, ma al contrario, includere".

"Voglio subito sgomberare il campo da possibili equivoci: gli ebrei non hanno alcuna nostalgia del ghetto. Siamo qui per ricordare, non per festeggiare o celebrare. L'istituzione del ghetto segna un’epoca di vessazione, segregazione, negazione diritti e secolare disprezzo verso le civili, pacifiche e indifese comunità ebraiche. L'aspetto oppressivo del ghetto non va mai sottovalutato. Questo filo progetto culturale che si svolgerà nei prossimi mesi" ha detto invece Renzo Gattegna, presidente delle 21 comunità ebraiche italiane, dal palco della Fenice. Non una festa dunque, ma una memoria e un’occasione per ricordare il ruolo storico e culturale degli ebrei veneziani e nel mondo.  "Il ghetto è tema purtroppo ancora attuale, archetipo di ogni forma di esclusione, di rifiuto del “diverso” per consolidati pregiudizi", ha proseguito Gattegna, "oggi possiamo celebrare la libertà di cui l'Italia gode oggi, conquistata a caro prezzo con il molto sangue di chi ha combattuto l'abisso di violenza, razzismo e crimini contro l'umanità dei regimi nazisti. Siamo una minoranza religiosa che ha sempre rispettato le leggi conciliando le nostre norme etiche con le norme dello Stato, siano uno di pochi esempi integrazione, un modello in questo periodo di forti o date migratorie".
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