Le parole della settimana: colpo di Stato, decadenza, vendetta, persecuzione, riscossa...

30 novembre 2013 ore 11:30, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: colpo di Stato, decadenza, vendetta, persecuzione, riscossa...
Colpo di Stato, vendetta, tumulti, risse, insulti, riscossa, tortura, garrota, sadici, linciaggio, caimano, vittima, manette, scempio, vergogna, odio, esultanza, brindisi, festeggiamenti, piccoli uomini, plotone di esecuzione, anticostituzionale, documenti, testimoni, imputati, inquisiti,legge uguale per tutti, applicare, eseguire, ad personam, contra personam, dovere morale, omicidio politico, toni di estrema gravità, avventura, disavventura, cortigiani, traditori, nemico, opposizione, sciacalli, moderati, estremisti, lutto, teoremi, congetture, persecuzione, ricatto, ipocrisia, bella ciao....
Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza” Manzoni, beato lui, non aveva fretta, poteva permettersi addirittura di aspettare i posteri. Nel caso nostro, invece, la sentenza è arrivata per direttissima: la magistratura si è armata di zelo ed ha emesso via Cassazione a tempo di record la sua condanna inappellabile e definitiva. Il Senato con altrettanto tempismo ha deciso la decadenza. E tutta questa sollecitudine in corpi abitualmente pigri e indolenti ha scatenato il pandemonio. Certo, se sono queste le parole della settimana, sarebbe bella una settimana senza parole. O sarebbe bello rifarci alla saggezza dei proverbi: “Un bel tacer non fu mai scritto”, “Il silenzio è d’oro”, “A parole lorde, orecchie sorde”, “Assai sa chi tacer sa”, “A sciocco parlare, saggio ascoltare”, “Dal cantar se cognos l’osel, dal parlar el zervel” dicono i trentini, “Altro xe ‘l dir, altro xe ‘l far” ribattono i veneti; ai quali dal Lazio si risponde “Antro è parlà de morte, antro è morì”; e dai latini ci arriva un “Audi, vide, tace, si vis vivere in pace”. In questo turbinio di parole, il commento più efficace sul fatto della decadenza si è letto in un tweet pubblicato da Intelligonews il giorno dopo: “La maggioranza degli italiani è come Berlusconi: non arriva al 27”.
autore / Paolo Pivetti
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