Aliquota Iva al 5%, più difetti che pregi

30 novembre 2015 ore 14:21, Luca Lippi
Aliquota Iva al 5%, più difetti che pregi
Debutterà il 1° gennaio 2016 la nuova aliquota Iva del 5%, in aggiunta a quelle del 4%, del 10% e del 22%, e che riguarderà le prestazioni socio-sanitarie, assistenziali ed educative rese dalle cooperative sociali e dai loro consorzi, in appalto o convenzione, a favore di determinate categorie deboli (anziani e inabili, minori, tossicodipendenti e altro). Queste, poi, non potranno più optare per il regime di esenzione Iva per le prestazioni rese “in esecuzione di contratti di appalto e di convenzioni”. Se svolgeranno i servizi direttamente, invece, il regime Iva sarà quello dell’esenzione. Per le cooperative non sociali e non onlus, infine, l’aumento dell’Iva sarà dal 4% al 22%, sia per le prestazioni svolte direttamente, sia per quelle svolte in appalto. 

La decorrenza: Queste novità sono contenute nell’articolo 1, comma 546 del Ddl di Stabilità 2016, approvata dal Senato venerdì e ora in discussione alla Camera, e si applicheranno solo “alle operazioni effettuate sulla base di contratti stipulati, rinnovati o prorogati” dal 1° gennaio 2016. Quindi ne sono escluse tutte le cooperative sociali (e loro consorzi) che hanno stipulato contratti di appalto e di convenzioni entro il 31 dicembre 2015 cui rimane valida l’applicazione dell’aliquota agevolata al 4% o il regime di esenzione. Per le “operazioni effettuate sulla base di contratti stipulati, rinnovati o prorogati” dal 1° gennaio 2016, invece, si applicherà l’aliquota del 5% o il divieto dell’opzione per l’esenzione. Queste regole relative all’efficacia delle novità della legge di Stabilità varranno anche per l’aumento dell’Iva dal 4% al 22% per le cooperative non sociali e non onlus, per le prestazioni diretto o indirette.

Quindi l’ L’aliquota del 5% andrà ad aggiungersi a quella del 4% (aliquota minima, applicata ad esempio alle vendite di generi di prima necessità), del 10% (aliquota ridotta, applicata ai servizi turistici) e del 22% (aliquota ordinaria, da applicare in tutti i casi in cui la normativa non prevede una delle due aliquote precedenti. “Siamo riusciti a mantenere la tassazione per le cooperative sociali al livello del 5% di IVA, un risultato di grande rilievo se pensiamo al valore delle attività svolte da questa tipologia di imprese nei settori dell’assistenza, dell’educazione e dei servizi in genere” ha commentato il Sottosegretario all’Economia, Paola De Micheli. Comprensibile la soddisfazione delle coop sociali che, di fronte al rischio di un aumento al 10% dell’Iva sulle prestazioni socio assistenziali rese in esecuzione di contratti d’appalto, hanno tirato un sospiro di sollievo scoprendo che il governo si era accontentato di un rincaro di un solo punto. Però un dubbio viene, perchè l’Iva è un’imposta particolare, europea, dove le libertà di manovra dei Paesi è molto limitata dai vincoli comunitari, non crediamo di ledere alcun diritto a pensare che la strategia è quella di portare tutta l’Iva al 4% al 5%. E il dubbio doveva venire quando senza alcun presupposto e nessun conforto contabile si sbandierava che per il 2016 non sarebbero scattate le clausole di salvaguardia che (fra le altre) prevedono anche l’aumento delle aliquote Iva. In buona sostanza, “due piccioni con una fava” recuperare denaro fresco con l’aumento dell’Iva per le cooperative non sociali e non onlus dal 4% al 22%, più l’aliquota al 5% che sostituirà totalmente quella al 4%.

autore / Luca Lippi
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