Pensioni:150mila nuove buste arancioni dall’Inps ma i calcoli non torneranno

30 novembre 2015 ore 15:48, Luca Lippi
Pensioni:150mila nuove buste arancioni dall’Inps ma i calcoli non torneranno
“Abbiamo superato la soglia di un milione di persone che hanno fatto la simulazione online … per chi non l’ha ancora fatta verranno inviate a casa le simulazioni perché vogliamo incoraggiarli a prendere il Pin sul sito” questo disse Tito Boeri (presidente dell’Inps) entro i primi giorni di ottobre ultimo scorso come verificabile qui. Ora è pronto l’invio di ulteriori 150mila buste arancioni per Natale, ed è solo un’altra piccola selezione di lavoratori, selezione limitata che boeri giustifica con queste parole: “non ci è stata data l'autorizzazione dai ministeri per superare il vincolo di spesa, la spesa per spedizioni è contingentata". Dalla spedizione delle buste arancioni Inps a Natale, come spiegato da Tito Boeri, restano escluse le categorie coperte, compresi anche i dipendenti pubblici; il meta messaggio presuppone che esistano categorie non coperte? Non riceveranno la lettera per il calcolo della pensione futura neppure i soggetti che hanno già ricevuto il pin di accesso per la simulazione della pensione online. Ovviamente la simulazione resta un importo orientativo visto che il calcolo della pensione si basa su elementi variabili nel tempo come il livello delle retribuzioni future, le prospettive di carriera e gli anni di versamenti di contributi. Il contenuto della lettera quindi si limita ad una previsione sulla base dei dati disponibili e aggiornati sulla data del pensionamento, l’ultima retribuzione e il cosiddetto tasso di sostituzione, ovvero il rapporto tra l'ultimo reddito da lavoro nell’anno e il primo assegno Inps.

Ma allora, il calcolo della pensione trasmesso attraverso le famose buste arancioni è attendibile oppure no? È una simulazione ovviamente piuttosto inattendibile giacché con la riforma previdenziale del 2011 il montante accumulato non  è più legato a un dato certo come quello della media delle ultime retribuzioni, ma alla quantità di contributi versati e all'andamento variabile dell'economia e del Pil. Contestualmente l’Inps mette le mani avanti precisando che il simulatore per il calcolo pensioni è basato sui fattori eterogenei alcuni dei quali variabili e su elementi fissi. Tuttavia il dato che non può essere modificato è la rivalutazione del montante contributivo fissata all'1,5% l'anno in linea con le previsioni ufficiali delle progressioni medie ogni cinque anni del Pil. In soldoni, i contributi si rivalutano annualmente sulla base al prodotto interno lordo dell'Italia nei cinque anni precedenti. Ma l’1,5% è attendibile? Se paragonata all’andamento effettivo del Pil italiano negli ultimi anni (-0,19%) staremo per dire che la risposta è “no”. Itinerari Finanziari scrive:  "secondo i dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato, le future pensioni in rapporto all’ultima retribuzione, cioè i tassi di sostituzione, paiono più che buoni: si va dal 73 al 79% per i dipendenti e dal 64 al 71% per i lavoratori autonomi. E’ un dato certamente confortante e comunque tra i più elevati tra i Paesi industrializzati. Tuttavia queste proiezioni considerano uno sviluppo del Pil reale dell’1,57%, un’inflazione del 2% e una crescita delle retribuzioni individuali reali dell’1,51%". Il rapporto di Itinerari Previdenziali spiega che “nel periodo dal 2008, anno d’inizio della grande crisi economica alla fine del 2014 avremmo dovuto avere, sulla base della legge Dini che prevede un Pil reale di periodo pari all’1,5%, una crescita del Pil reale pari al 1,984%, e ancor più alto sulla base delle ipotesi della Ragioneria generale sopra indicate. Invece la rivalutazione in termini reali dei montanti contributivi è stata addirittura negativa e pari al –4,541%, e quindi la rivalutazione dei contributi versati, è stata pari in realtà al -16%". 

autore / Luca Lippi
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