Se il Papa va in moschea perché il vescovo Atzei non può andare nella scuola multietnica?

30 novembre 2015 ore 16:51, Luca Lippi
Se il Papa va in moschea perché il vescovo Atzei non può andare nella scuola multietnica?
Ennesimo caso di discriminazione alla rovescia, come non bastasse, siamo nuovamente al paradosso, dopo la rimozione dei crocefissi, dopo le tradizionali canzoni e recite natalizie, dopo il bombardamento del presepe ora passiamo direttamente all’eliminazione delle visite pastorali, poi manca l’introduzione del reato di benedizione delle case e siamo al completo! L’ultima in ordine di tempo è accaduta a Sassari, precisamente a San donato, in una scuola primaria nota per essere considerata uno dei migliori "laboratori" di integrazione e multiculturalità. Con 122 alunni provenienti da varie nazioni e non appartenenti alla fede cattolica su un totale di 250 l’istituto in oggetto è un esempio di integrazione, evidentemente non più sufficiente figurarsi necessario! Il consiglio dei docenti dell'istituto ha dunque deciso di dire no alla prevista visita del vescovo della città sarda, monsignor Paolo Atzei. 

La scuola "dice sì a qualunque progetto in comune con la Chiesa locale, per favorire nel quartiere processi di integrazione e inclusione" però poi…nega al vescovo di procedere alla sua consueta e tradizionale visita pastorale. La preside della scuola aveva anche chiesto ai docenti se erano d'accordo che l'incontro prenatalizio si svolgesse in una chiesa, ma è stato detto di no anche a questo: "Trarremmo sicuramente un grosso vantaggio culturale nel dialogare con il vescovo e le associazioni cittadine sulla situazione in cui versa il quartiere e sulla necessità di costruire un progetto di pace e di convivenza civile , ma occorre rispettare anche il modo di operare della nostra scuola". Iperboli dialettiche che non trovano alcuna nicchia culturale che le possa ospitare, ormai siamo oltre la dabbenaggine e il perbenismo borghese, siamo sprofondati nella fossa più buia del nichilismo dove perderemo sicuramente la nostra guerra e dove non è necessario neanche fare attentati.

autore / Luca Lippi
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