Due parole agli "assatanati del laicismo" politicamente corretto

30 novembre 2015 ore 17:38, intelligo

di Anna Paratore

Due parole agli 'assatanati del laicismo' politicamente corretto
E’ relativo che siate credenti o meno, che vi riconosciate nella Chiesa di Roma o in quella Anglicana, che vi sentiate figli di Allah o seguaci del Buddha. Resta il fatto che ognuna delle religioni citate, e anche molte altre che non abbiamo nominato, hanno avuto un’enorme influenza nello sviluppo dei popoli che le hanno professate. Esistano ancora o si siano perse nel trascorrere dei secoli, è di nuovo relativo, perché in ogni caso hanno contribuito a creare tradizioni, credenze, modi di essere e sentire, a volte diversissimi gli uni dagli altri. Comprensibile per un monaco buddista darsi fuoco per attirare l’attenzione sui monasteri tibetani chiusi e distrutti dai cinesi, ma sarebbe incomprensibile e inaccettabile se la stessa azione la compisse un vescovo, che ha nei suoi dogmi quello di vedere il suicidio come peccato mortale. Un peccato mortale che molti islamici vedono in una donna che scopre il volto o addirittura le gambe. Come può dunque tutto quello che una religione genera non aver influenzato la nostra vita, il nostro mondo, i nostri valori e la sensibilità?

E allora, perché per 4 lunghi anni si è discusso in Europa se inserire nella Costituzione - al limite anche solo come preambolo - un chiaro riferimento alle radici giudaico-cristiane del nostro mondo occidentale? Un errore madornale che ora cominciamo a pagare ma che sarà via via sempre più un problema. Un errore della politica, certo, dove però ha le sue responsabilità anche la Chiesa, all’epoca governata dal grande Woityla, che in quella circostanza non si fece trovare preparato, e non spese tutta la sua influenza per cambiare le cose. Probabilmente un problema di sottovalutazione, come si evince da una dichiarazione che all’epoca rilasciò l’allora segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, mons. Aldo Giordano che, al riguardo, disse: “Non è certo interesse delle Chiese ritrovarsi semplicemente nominate nella Convenzione europea. Quello che sta a cuore è che siano presenti in Europa i valori che si ispirano al cristianesimo”. Un viatico mica male per gli assatanati del laicismo politicamente corretto, quelli capaci di negare se stessi e magari la propria madre in nome di “una pacca sulle spalle” data da un qualsiasi giornalaccio schierato dove si affollano pseudo intellettuali auto-referenziali.

Ora la situazione sta precipitando. Oltre ad aver cresciuto una generazione di giovani scevri di ogni valore permeante e nutriti solo dalla civiltà dell’immagine, certi ormai che apparire sia molto, ma molto meglio di essere, abbiamo negato la nostra storia, il nostro passato, le nostre radici, e ci ritroviamo praticamente “nudi” e deboli davanti a chi non solo non ha mai abiurato al passato, ma ci vive ancora immerso, seguace di metodi e valori – se tali si possono definire – che creano un collante potentissimo, suggestioni eccezionali, tali da risultare incredibilmente attraenti anche per qualcuno dei nostri giovani. Indipendentemente dai metodi barbari, dagli atteggiamenti medievali se va bene, dello sprezzo per la vita, loro appaiono forti, con pochi punti ben chiari da perseguire, con la certezza incrollabile di essere nel giusto, e fagocitano così chi punti di riferimento non ne ha più, e che per sentirsi parte di un progetto deve andare allo stadio e seguire una squadra di pallone. Il tutto sotto la sguardo beota di poveri scemi che pensano che sopprimere le canzoncine di Natale negli asili, sfasciare i presepi e rimuovere i crocifissi dal muro di una classe sia una questione di rispettoso laicismo. E non una resa totale della nostra civiltà che si inchina ai loro usi e costumi.

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