Lapo Elkann: aiutatelo veramente, non come fanno media e stampa

30 novembre 2016 ore 12:43, Fabio Torriero
Mai come per la vicenda di Lapo Elkann, società (in)civile e Palazzo hanno marciato di pari passo. Definitivamente tramontati, purtroppo, i decenni in cui si sosteneva e ci si compiaceva della distanza tra paese reale e paese legale.
1) Se non fosse stato per la stampa estera qualcuno in Italia avrebbe saputo dell’ultimo, ennesimo, “incidente di percorso” del nobile rampollo? Segno evidente che il partito-Fiat (l’unica nostra vera dinastia), domina su media e non solo con una certa complicità “diplomatica” delle istituzioni;
2) Quindi, il giorno dopo il fatto, unicamente silenzio; poi, di fronte alla marea montante di notizie, ecco i termini (ideologici depistanti) usati dalla stampa e dalla tv per spiegare l’accaduto. Uno spettacolo disarmante: il Tg3 che parla di “giovanotto che non riesce proprio a mettere la testa a posto”; il Tg1 di “vita spericolata”, il Corriere della sera di oggi di “fine settimana di eccessi”.
3) A prima vista, sembra la cronaca dettagliata, corretta e molto (troppo) educata, rispettosa. Ma se approfondiamo c’è una visione precisa della vita, ludica, infantile, perdonista, che si vuole affermare e considerare come normale: Lapo, in fondo, “vive sopra
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le righe”, si può permettere tutto (visto che ha i soldi); la sua è una fase passeggera, prima o poi rientrerà nei ranghi. E tutti vissero felici e contenti. 
4) E guai a chi affronta diversamente la vicenda: viene accusato di essere il solito moralista che usa il cattolicesimo come frusta etica della società, o viene additato come il classico invidioso che non ha mai spento dentro di se la lotta di classe, l’invidia sociale.
Niente di tutto ciò: la verità va chiamata per nome. Il male è il male e il bene è il bene. Lapo è soltanto un uomo malato, fragile, con tante dipendenze, che ha bisogno di essere aiutato. Droga, festini con trans, alcol, con finto rapimento per soldi, non sono cose giustificabili, né da relativizzare o peggio, giustificare. 
E’ aiutato se viene circondato da tanta ipocrisia buonista? Da chi definisce i “suoi viaggi creativi” (è la motivazione che attraverso i social l’avrebbe condotto a New York), semplice eccesso, il simbolo di una vita spericolata, una piccola trasgressione prima di rimettere la testa a posto? O viene aiutato da chi ritiene divertente la sua vita o il suo essere un esempio (anche le sue macchine ultra lussuose parcheggiate sempre in doppia fila, alla faccia delle regole e del senso civico, che devono valere per i comuni mortali)?

E come se non bastasse, c’è chi addirittura lo apprezza (come è accaduto per Fabrizio Corona), evidentemente considerando droga, festini e alcol, uno stile di vita. O comunque sbagli, errori rimediabili. Per molti giovani intervistati per strada poi, Lapo è stato solo un fesso e basta. Uno che si è fatto prendere con le mani nel sacco. Nessuno (se non qualche addetto ai lavori) è andato alla sostanza della sua drammatica condizione umana e psicologica: è il cinismo di massa delle monadi.
Infine, una riflessione sull’etica della nostra classe dirigente, politica e imprenditoriale, giornalistica etc, va pur fatta. Lapo non è un caso singolo, un’eccezione, ma una regola.

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