Big Data Analytics: 900 mln di opportunità per nuove professionalità

30 novembre 2016 ore 15:26, Luca Lippi
Secondo quanto emerge da una ricerca di Osservatorio Big Data Analitycs & Business intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi durante il convegno “Big Data: guidare il cambiamento, liberare il valore”, emerge che il mercato di settore nel 2016 è cresciuto del 15%. Solo il Big Data segna un+44%, la fetta principale resta la Business Intelligence con +9%. Le grandi imprese rappresentano l'87% del mercato, ma le startup sono sul pezzo pronte a conquistare il podio. 
Carlo Vercellis, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Big Data Analytics e Business Intelligence, commenta: “Le grandi imprese si stanno muovendo nella direzione giusta, con una maggiore attenzione da parte del top management e una spesa crescente nei Big Data e negli Analytics nel loro complesso. E’ giunto il momento, oggi, di guidare il cambiamento, per liberare valore dai Big Data. Lo stesso non si può dire delle Pmi, che coprono oggi solo il 13% del mercato e solo nel 34% dei casi hanno dedicato a sistemi di Analytics una parte del budget ICT 2016: per le piccole realtà emerge ancora un ritardo nella creazione di competenze e modelli di governo delle iniziative di analytics e una limitata conoscenza delle opportunità”. 
In sostanza Carlo Vercellis fa emergere che la Business Intelligence fa ancora la parte del leone in termini di volumi, con un valore di 722 milioni di euro (+9% in un anno), i Big Data, seppur ancora marginali come valore (183 milioni di euro), sono la componente che mostrano la crescita più significativa (+44). Si tratta di un mercato in gran parte appannaggio delle grandi imprese, che si dividono l’87% della spesa complessiva, mentre le Pmi si fermano al 37%. Ma anche le startup stanno provando a giocarsi la loro partita: a livello globale dal 2012 a oggi infatti hanno raccolto complessivamente 3,18 miliardi di dollari.
Le grandi imprese 
Nelle grandi imprese (organizzazioni con più di 249 addetti) la diffusione di descriptive analytics è ormai un dato di fatto, presente nell’89% delle organizzazioni coinvolte, dove nell’80% dei casi l’utilizzo è ormai a regime almeno su alcuni ambiti applicativi. I predictive analytics risultano attualmente l’arena di maggior interesse, con una diffusione ampia, sebbene ancora confinata ad alcuni ambiti applicativi (30%) o in fase di pilota (29%). Ancora molto indietro i prescriptive e automated analytics, presenti rispettivamente nel 23% e nel 10% delle organizzazioni, perlopiù a livello di pilota
È comunque un mercato apertissimo e in continua crescita, soprattutto particolarmente vorace di forza lavoro. 
Per poter elaborare e applicare in modo efficiente la grande quantità di dati disponibili con Big Data sono necessarie nuove figure professionali. 
Questo è quanto rileva il Gruppo Adecco in una ricerca condotta su oltre 300 referenti aziendali e presentato durante il Convegno “I Big Data e le Professioni del Futuro”.
Quali sono le figure professionali cercate? 
Secondo lo studio, il Big Data Analytics Specialist è ritenuta la figura più importante in ottica di sviluppo del mercato, attestandosi a quota 63% di preferenze.
Subito dietro la figura più richiesta è il Data Content & Communication Specialist e il Big Data Architect, figure importanti e quotate rispettivamente al 39% e 33%. Tra le figure professionali più utili in questo ambito si attesta a quota 29% il Data Scientist e in ultimo il Social Mining Specialist a quota 14%. 
 I settori più interessati allo sviluppo
Il settore più interessato nel mercato degli Analytics tra le grandi imprese è quello bancario (29%), seguito da manifatturiero (22%), telecomunicazioni e media (14%), Pubblica Amministrazione e sanità (8%), altri servizi (8%), Gdo (7%), utility (6%) e assicurazioni (6%). 
Una classifica che si rovescia parzialmente se si prende in considerazione la crescita dei singoli settori, trainata da assicurazioni (+25%) e poi manifatturiero, banche e utility, con tassi di espansione compresi fra il 15% e il 25%, mentre servizi, telco e media, mostrano una crescita compresa fra il 10% e il 15%, e Pa e sanità, con tassi di crescita più modesta. (fonte EconomyUp)
Riguardo le stratup
Le startup dei Big Data e Business Intelligence operano in tre settori principali. Nel 16% dei casi fanno parte delle Enabling Technologies, infrastrutture che processano, memorizzano e analizzano i dati. Nel 36% operano negli Analytics Systems, sistemi non riconducibili univocamente a un ambito di utilizzo, ma con un’applicazione differente a seconda delle necessità del cliente. Nel 48% si occupano di Applications, soluzioni verticali di analisi rivolte a particolari ambiti applicativi.
Sono 31 le startup dei Big Data e Business Intelligence operanti in Italia. Il Nord è l’area con la maggior concentrazione (56%), seguita dal Centro (37%) e Sud e Isole (7%). Tra le regioni, il maggior numero si trova in Lombardia con il 33% delle startup, seguita dal Lazio con il 16% e Emilia Romagna con il 13%. (fonte EconomyUp)
In conclusione, ci sono 900 milioni di euro disponibili per chi decide di affrontare la sfida, un mercato ancora senza porte che taglia furi vecchie professionalità ma apre praterie a un esercito di giovani in cerca di futuro.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]