Giornata mondiale Aids, 6 casi su 100mila: in Italia è leggera flessione

30 novembre 2016 ore 14:29, Americo Mascarucci
Si celebra domani, giovedì 1 dicembre, la giornata mondiale per la lotta all’AIDS.
Istituita nel 1987, la Giornata è rivolta ad informare e sensibilizzare l’opinione pubblica su questa grave malattia infettiva che, dai primi anni ottanta (il primo caso fu segnalato, negli Stati Uniti, nel 1981) ha colpito almeno 60 milioni di persone, nel mondo. 
Il Programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV ha pubblicato anche quest’anno i dati sulle stime dell’infezione, secondo i quali il numero di sieropositivi è in progressivo aumento rispetto al passato; non solo perché ogni anno si infettano 2 milioni di persone, ma anche per il minor numero di decessi legato all’uso dei farmaci antivirali e alle maggiori possibilità di accesso alle cure, nei Paesi in via di sviluppo.
Tuttavia nel 2015 in Italia si è osservata una lieve diminuzione sia del numero delle nuove diagnosi di infezione da Hiv sia dell'incidenza (casi/popolazione) del virus. 
L'Italia si colloca così al 13° posto in termini di incidenza Hiv tra le nazioni europee, come riferisce un focus sul sito del ministero della Salute in vista della Giornata mondiale dedicata alla malattia, con gli ultimi dati dell'Istituto superiore di sanità al 31 dicembre 2015. 
Nel 2015 sono state segnalate 3.444 nuove diagnosi di infezione da Hiv.
Giornata mondiale Aids, 6 casi su 100mila: in Italia è leggera flessione
I nuovi casi erano stati 3.850 nel 2014, ma questo dato già comprende le segnalazioni arrivate in ritardo. Quindi il calo osservato potrebbe essere minore in quanto, precisano gli autori del rapporto, i dati sono in parte influenzati dal ritardo di notifica: per il 2015 "è stato stimato che ai casi finora pervenuti al Coa manca ancora un 7,9% di segnalazioni". 
In base ai dati attualmente disponibili, dal 2014 al 2015 l'incidenza è scesa da 6,3 casi a 5,7 per 100.000 residenti. 

Più della metà delle segnalazioni sono pervenute da 4 regioni: Lombardia (24,1%), Lazio (14,8%), Emilia Romagna (9,3%) e Veneto (7,8%). 
L'incidenza più alta nel 2015 è stata osservata nel Lazio e quella più bassa in Calabria. 
Secondo gli esperti è necessario non abbassare mai la guardia di fronte a questa infezione. 
Se è vero, infatti, che di Aids si muore molto di meno rispetto a pochi anni fa, si continua, comunque, ad ammalarsi. Anche in questo caso, quindi, la cura più efficace resta la prevenzione, comportandosi in maniera attenta e consapevole. 
La maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l'85,5% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 44,9%; maschi che fanno sesso con maschi 40,6%).
A ciò si aggiunge la quota di stranieri tra i nuovi casi di Hiv. 
Nel 2015 il 28,8% delle persone diagnosticate come Hiv-positive era di nazionalità straniera. 
L'incidenza è di 18,9 nuovi casi ogni 100.000 tra stranieri residenti, contro i 4,3 nuovi casi ogni 100.000 tra gli italiani residenti. 

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