Decadenza, Mazziotti (Sc): “Pdl come un sismografo, Silvio minaccia Letta ma non ha più i voti. Sfidiamo Renzi sulla giustizia..."

30 ottobre 2013 ore 12:56, Lucia Bigozzi
Decadenza, Mazziotti (Sc): “Pdl come un sismografo, Silvio minaccia Letta ma non ha più i voti. Sfidiamo Renzi sulla giustizia...'
“Berlusconi minaccia il governo ma non ha più i numeri per farlo cadere. Pdl strumentale sulla Corte di Appello: basta leggere bene le motivazioni per capire che non c’è alcuna novità”. “Bene Renzi sulla riforma della giustizia: lo sfidiamo a tradurre le parole in fatti. Se sarà segretario del Pd, vedremo se la linea del partito andrà nella stessa direzione”. Tre questioni che Andrea Mazziotti, parlamentare di Scelta Civica e responsabile Giustizia del partito, affronta nella conversazione con Intelligonews, stigmatizzando l’atteggiamento dei pidiellini-berlusconiani nel giorno in cui la Giunta del Senato deciderà se andare in Aula con voto palese o segreto. E lancia una sfida a Renzi, proprio sul tabù della sinistra abbattuto alla Leopolda…
Onorevole Mazziotti, ha vinto il Pdl sulla retroattività della legge Severino? «No, nel senso che le sentenze bisogna leggerle per intero. Se si fossero lette attentamente le cinque righe precedenti al passaggio in questione, sarebbe chiaro a tutto che la sentenza dice  che la legge Severino non istituisce una sanzione bensì un presupposto di candidabilità, ovvero che una persona condannata con sentenza passata in giudicato superiore – nel caso specifico – ai due anni, non può stare in parlamento o se ci sta, decade». Sta dicendo che le motivazioni della Corte di Appello non introducono alcuna novità? «Non c’è proprio niente di nuovo: la sentenza della Corte d’Appello dice letteralmente che la Monti-Severino non introduce norme penali, ma stabilisce che la condanna è un presupposto per l’incandidabilità e crea uno 'status negativo' del soggetto che ne impedisce la presenza in Parlamento. Non solo: la Corte costituzionale ha già detto in passato che questo tipo di norma non ha natura sanzionatoria e non è soggetta alle restrizioni applicabili alle sanzioni penali e amministrative, incluso il divieto di retroattività». Perché allora il Pdl la cavalca tornando a minacciare la stabilità del governo? «Gli esponenti del Pdl, come al solito, anche quelli che il diritto lo conoscono molto bene, leggono le sentenze con un occhio solo e vedono solo le parti che si prestano alle loro strumentalizzazioni. Il senatore Palma che conosce benissimo il diritto, si è appigliato a questa cosa vestendo più i panni dell’avvocato che nel ruolo di politico. Ma se uno legge la sentenza a fondo e fino in fondo comprende come non ci sia nulla di ciò che il Pdl sta rivendicando». Ma nelle motivazioni si parla esplicitamente di sanzione amministrativa. «E’ vero, la sentenza potrebbe trarre in inganno nella parte in cui usa l’espressione 'sanzione amministrativa' con riguardo alla decadenza; ma lo fa in modo atecnico, come è evidente dal fatto che subito dopo afferma che la 'sanzione' è applicata ex articolo 66 della Costituzione dalla camera di appartenenza, che certo non è un'autorità amministrativa. La Corte, in realtà, ha parlato, anche se in modo improprio, di sanzione amministrativa proprio per marcare la differenza tra sanzioni penali e presupposti della candidabilità, che non hanno natura di vere e proprie sanzioni, ma di requisiti per l'elettorato passivo". In sostanza è stato usato in modo improprio il termine sanzione amministrativa». Berlusconi è tornato a dettare le condizioni per il sostegno al governo Letta su due dossier: la sua decadenza e la legge di stabilità. Siamo tornati al punto di partenza, cioè a un mese fa? «Rispetto a un mese fa, oggi Berlusconi non ha più i numeri in parlamento per far cadere l’esecutivo. Le sue mi sembrano minacce dalle polveri bagnate; mi pare evidente dalle dichiarazioni dei suoi che il problema è tutto lì. Un conto è chiedere, altro è pretendere o ricattare soprattutto se uno non ha i numeri per farlo. Dopodichè dico che per seguire l’andamento del Pdl in questi giorni ci vorrebbe un sismografo: ogni giorno cambiano linea, accade qualcosa». Il Pdl alza il tiro anche sulla modifica della legge Severino. Secondo lei è necessaria? «La legge Severino è stata votata dal parlamento e quando è stato fatto il decreto legislativo le Camere lo hanno approvato e dunque tutti hanno avuto modo di leggerlo e di conoscere cosa prevedeva; compresi i parlamentari del Pdl. Casomai, Berlusconi dovrebbe prendersela coi suoi nessuno dei quali all’epoca ha aperto bocca. Si può discutere di tutto ma il punto è che un anno fa tutti hanno detto facciamo una legge per impedire ai Lusi di restare in parlamento o ai Fiorito di entrarci, poi si torna a chiedere il contrario. La verità è che la comprensione degli effetti della legge ce l’avevano tutti ben chiara». Oggi la Giunta si esprimerà su voto palese o segreto: fibrillazioni tra e nei partiti della maggioranza. Come andrà a finire? «Trovo questa discussione abbastanza assurda, nel senso che si sta ponendo la questione come se l’esito della votazione di oggi fosse determinante per il governo o come se il voto che esprimerà l’Aula fosse dirimente per le stabilità dell’esecutivo. È necessario evitare di trasformare questa cosa in una partita politica: va discussa sotto il profilo giuridico nel caso relativo a Berlusconi. Legarla alle sorti del governo in un momento in cui ci sono ben altre priorità per il paese – vedi la legge di stabilità – non solo è sbagliato e strumentale, ma credo sia un tema che appassiona solo chi in questi anni – e sono moltissimi – ha vissuto la politica come un pro o contro Berlusconi». Renzi alla Leopolda ha rotto un tabù della sinistra mettendo nella sua agenda congressuale la riforma della giustizia. Che succede? Non ci sono più i ‘compagni’ di una volta? «E’ un punto importante e lo ritengo il presupposto di riconciliazione per il paese. Se il Pd non si scrolla la tendenza a non fare nulla per riformare la giustizia per paura di essere accusato da un lato di aiutare Berlusconi e dall’altro di essere amico dei magistrati, il paese non arriverà alla riconciliazione di cui, invece, c’è bisogno perché una parte degli italiani resterà convinta del fatto che il magistrato sia un avversario politico. Il punto non è la politicizzazione ma l’efficienza della macchina giustizia in tutti i suoi aspetti, anche per evitare dei comportamenti alla Ingroia. Non si può difendere il giudice Esposito che parla agli italiani dicendo che quell’intervista non l’ha mai fatta. E’ un terreno di sfida sul quale Scelta Civica chiama Renzi il quale, tra l’altro, dice molte cose che sono già da tempo nel nostro programma. La sfida sta proprio qui: dimostri che quando parla di abolizione di Province, riforma della giustizia, liberalizzazioni le cose le fa. Fino ad oggi essendo fuori dal parlamento ha potuto criticare la linea del suo partito senza essere attaccato, ma se sarà segretario del Pd vedremo se la linea del suo partito andrà nella stessa direzione che ora lui indica».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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