Desaparecidos, cosa occorre sapere sul cardinal Pio Laghi

30 ottobre 2014 ore 10:45, Americo Mascarucci
Desaparecidos, cosa occorre sapere sul cardinal Pio Laghi
La Chiesa argentina su input di papa Francesco ha deciso di impegnarsi a fondo al fianco delle “Madri di Plaza de Mayo”, l’associazione che riunisce le madri dei tanti desaparecido scomparsi ai tempi della dittatura militare in Argentina.
Migliaia di giovani oppositori politici rapiti in segreto, torturati, seviziati, uccisi e i corpi fatti sparire nei fondali dell’Oceano. I figli, per lo più bambini appena nati o inferiori ai due anni, sono stati tolti ai genitori, per poi essere adottati dai componenti stessi della giunta militare, o da personaggi vicini al regime dello spietato dittatore Videla. Molti di questi ragazzi sono stati in seguito rintracciati dai nonni, dagli zii e hanno conosciuto la verità, ma tanti grazie anche al cambio di identità e alle coperture di cui diversi esponenti del vecchio regime militare hanno continuato a godere in seguito, risultano introvabili. La Chiesa argentina, in passato accusata di connivenza con i regimi dittatoriali dell’America Latina, ha deciso di collaborare per la ricerca della verità e per fare in maniera che le madri di Plaza de Mayo possano finalmente ricongiungersi con i nipoti, ormai adulti strappati dalle braccia dei genitori prima di essere fatti sparire nel nulla. I vescovi argentini hanno rivolto un appello pubblico a quanti sono a conoscenza dell’esistenza di “bambini rubati” affinché parlino, rivolgendosi alle autorità competenti. Ovviamente la notizia è stata accolta molto positivamente in Argentina ed ha fatto seguito ad un analogo appello lanciato da Papa Francesco, il quale è ormai appurato, non solo non fu mai connivente con la dittatura di Videla, ma con discrezione, come era doveroso fare, aiutò anche molti perseguitati politici a mettersi in salvo, evitando loro di andare ad ingrossare l’esercito dei desaparecido. Tuttavia, la notizia dell’impegno della Chiesa in favore delle madri di Plaza de Mayo è stata accompagnata da una campagna diffamatoria, l’ennesima, nei confronti del cardinale Pio Laghi che fu nunzio apostolico in Argentina dal 1974 al 1980 proprio durante gli anni della dittatura. Laghi, scomparso nel 2009, fu accusato dalle stesse madri di Plaza de Mayo non soltanto di aver appoggiato il regime militare in chiave anti-comunista, ma di aver addirittura sostenuto le repressioni politiche e dunque anche le torture e le uccisioni dei desaparecido. Contro di lui fu addirittura presentata una denuncia da parte della stessa associazione, attraverso la quale Laghi veniva niente meno indicato come l’ideatore di una serie di operazioni rivolte all’eliminazione di sacerdoti e laici impegnati dalla parte dei più poveri e dunque apertamente schierati contro il regime. La denuncia fu presentata presso il Tribunale di Roma ma non ebbe alcun seguito essendo Laghi protetto dall’immunità vaticana. Ciò nonostante l’esistenza provata e documentata di lettere firmate dall’allora nunzio e indirizzate al governo militare, con cui si chiedono notizie e chiarimenti sulla sorte di numerose persone scomparse; lettere scritte proprio su richiesta di alcune madri che hanno poi testimoniato in favore del cardinale. Documenti che sono stati prodotti a difesa di Laghi il quale, nel 1980, fu addirittura costretto a lasciare l’Argentina dopo essere stato dichiarato dal regime militare “persona non gradita” per le sue ripetute ingerenze rivolte a ricercare la verità sulla sorte dei desaparecido. Certo, Laghi non si rese protagonista di azioni eclatanti, non pronunciò condanne esplicite contro il regime, ma agì in silenzio e attraverso i canali della diplomazia contro un regime che diversamente da ciò che si vuole far credere, non fu mai amico della Chiesa. Laghi come detto è morto e non può più difendersi di fronte alla nuova campagna di calunnie che inevitabilmente si è ripresentata contro di lui. Anche lui come Pio XII accusato di aver taciuto, di non aver parlato, di non aver condannato e quindi di aver coperto i crimini se non di esserne stato complice ed ideatore. Perché purtroppo le parole e soprattutto le opinioni partigiane degli storici, contano più dei fatti, delle carte, e delle testimonianze di chi ha vissuto e visto. Così, anche una notizia falsa ripetuta all’infinito rischia di diventare vera nell’immaginario collettivo, pur restando assolutamente falsa e destituita di qualsiasi fondamento.
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