Gay e divorziati risposati, Civiltà Cattolica svela i voti al Sinodo e lo 'stato' del Papa

30 ottobre 2014 ore 15:00, intelligo
Gay e divorziati risposati, Civiltà Cattolica svela i voti al Sinodo e lo 'stato' del Papa
La storia della votazione della relazione conclusiva, la "relatio synodi", su quel paragrafo relativo all'omosessualità che non ha raggiunto i due terzi dei voti positivi (pur ottenendo una maggioranza) per una convergenza di posizioni opposte? "Tutti i paragrafi hanno raggiunto la maggioranza qualificata dei 2/3 (cioè un minimo di 123 voti) tranne 3, considerati da molti 'punti chiave': quelli sui divorziati risposati (nn. 52-53) e quello sulle persone omosessuali (n. 55)", racconta sul prossimo numero Civiltà Cattolica, quindicinale dei gesuiti stampato con l'imprimatur della segreteria di Stato vaticana, padre Antonio Spadaro (gesuita come Papa Francesco e padre sinodale). E' proprio Spadaro a lanciarsi in un'analisi "svelatrice": "Si potrebbe molto argomentare davanti a tale scelta. Una prima constatazione è che, pur non avendo raggiunto la maggioranza qualificata dei 2/3, i punti in questione hanno abbondantemente superato quella assoluta. Sul punto che riguarda le persone omosessuali - scrive padre Spadaro - è da dire che il voto negativo è sembrato frutto della convergenza di due posizioni: quella meno propensa all'accoglienza pastorale di queste persone, e quella di Padri che, al contrario, ritenevano che si dovesse esprimere maggiore apertura nei loro confronti secondo quanto registrato sia nella Relatio post disceptationem sia nei Circuli minores". "Altro discorso invece - prosegue padre Spadaro - è da farsi per i due punti che in realtà mettevano a tema non la possibilità che i divorziati risposati accedano ai sacramenti, ma semplicemente la certificazione del fatto che di questo si è parlato nel Sinodo, facendo poi riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica. Il mancato raggiungimento dei 2/3 a parte del n. 52 (10) è in un certo senso anomala, perché è come se 74 Padri su 183 avessero voluto negare persino la registrazione della discussione di fatto vissuta. Questa però è stata riconosciuta e certificata dal 'Messaggio', approvato ad ampia maggioranza qualificata (158 voti su 174), che offre persino un indizio di fondamento teologico: 'Il vertice che raccoglie e riassume tutti i fili della comunione con Dio e col prossimo è l'Eucaristia domenicale, quando con tutta la Chiesa la famiglia si siede alla mensa col Signore. Egli si dona a tutti noi, pellegrini nella storia verso la meta dell'incontro ultimo quando 'Cristo sara' tutto in tutti' (Col 3,11). Per questo, nella prima tappa del nostro cammino sinodale, abbiamo riflettuto sull'accompagnamento pastorale e sull'accesso ai sacramenti dei divorziati risposati". "Il secondo numero che non ha raggiunto la maggioranza qualificata è il 53, e riguarda la 'comunione spirituale' (11). Il testo in sé certifica semplicemente il dibattito realmente avvenuto in Aula, senza prendere posizione e sollecitando un approfondimento. Eppure è stato bocciato da 64 Padri su 183. Poi Spadaro ricorda i momenti di confronto nel Sinodo e ammette che sono "emersi anche modelli differenti di Chiesa, ma anche impostazioni culturali differenti, a tratti opposte, considerando il Paese o anche il Continente di provenienza dei Padri. In questo senso è possibile affermare che nell'Aula si è respirato davvero un clima 'conciliare'". Il tutto però condito dalla "serenità e dalla franchezza, sia chiaro, che non hanno generato una discussione ammorbidita, al contrario hanno permesso di vivere una dinamica reale che non è affatto 'confusione', ma 'libertà': due termini che non sono mai da confondere, pena non vivere con coraggio una piena maturità adulta". E, dice "è lo stesso Pontefice che ha confermato la correttezza del procedimento sinodale, dal quale non c'era da attendersi una convergenza totale, frutto di un bilanciamento quietista, moderato, ma falso".
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