Ferrero (Prc): “Ast non è incidente di percorso! Il mio appello a chi vuole fermare la repressione”

30 ottobre 2014 ore 16:46, Andrea Barcariol
Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista intervistato da IntelligoNews,
Ferrero (Prc): “Ast non è incidente di percorso! Il mio appello a chi vuole fermare la repressione”
auspica la nascita di una nuova sinistra, boccia Renzi e prende le difesa degli operai dell’Ast scesi in piazza perché “non hanno risposte dal governo”. Lo scontro tra gli operai e la Polizia riproduce lo scontro all’interno della sinistra? «No, il punto fondamentale è che le politiche messe in atto dagli ultimi governi, sostenuti dal centro-sinistra e dal centro-destra, hanno prodotto una situazione sociale devastante. L’unica risposta del governo è la repressione, chiunque si muove prende le mazzate. Qualcuno ha pensato che fossero solo gli studenti in Val di Susa, in realtà è successo anche a Pomigliano e ieri. Le politiche neoliberiste fatte dal centrosinistra e dal centrodestra distruggono la società e l’occupazione. Ciò evidenzia una spaccatura a sinistra tra chi gestisce queste politiche e chi è contrario, ma dire che la Camusso e Renzi litigano quindi si scatena una guerra per interposta persona mi sembra veramente una scemenza». Renzi ha detto che farà delle verifiche e poi eventualmente punirà i colpevoli. Quante responsabilità ha il governo? «C’è una piena responsabilità del governo che non fa nulla per risolvere i problemi sociali, salvo mandare la Polizia in piazza. Renzi parla di ipermodernità ma in realtà siamo tornati all’800 quando la questione sociale non era considerata una questione politica ma di ordine pubblico. Questo è il tentativo di tutti i modernizzatori, da Craxi in poi, coprire con l’estetica della modernità un’operazione reazionaria enorme». Sono in corso circa 160 vertenze sindacali. Il governo Renzi riuscirà a dare le risposte necessarie? «Con queste politiche non ci sarà nessuna risposta, ci vorrebbe una politica industriale. Il governo invece fa solo privatizzazioni che aggraveranno la situazione. Non bisogna dimenticare che oltre a queste 160 ci sono aziende che hanno già chiuso e ci sono anche meno soldi in bilancio sugli ammortizzatori sociali. Questo vuol dire pianificare gli scontri in piazza. Senza risposte la gente che deve fare? Va in piazza. Questa politica economica pianifica la repressione, non è un incidente di percorso». Non le sembra che come stile, atteggiamenti e comunicazione Renzi sia sempre più simile a Berlusconi? «Con me sfonda una porta aperta. Io l’ho sempre detto, Renzi è il legittimo erede di Berlusconi, ha una politica simile, ha atteggiamenti fascistoidi e per fascistoidi intendo il tipo di rapporto tra il capo e le masse: ci sono io, il capo, e c’è la folla davanti alla tv. Io gli entro in casa tre volte al giorno, li imbonisco e provo a distruggere tutto quello che è aggregazione collettiva. Renzi è espressione di una cultura e di una politica di destra. In Italia oggi abbiamo solo diversi tipi di destra, a favore e contro la globalizzazione. Berlusconi infatti non dice nulla, perché farebbe quello che sta facendo Renzi. Ed è per questo che rinnovo l’invito a tutti, da Sel a quelli del Pd che non sono d’accordo con questa involuzione, a metterci insieme. Non possiamo solo lamentarci di Renzi dobbiamo costruire un’alternativa». I sondaggi danno all’8% un ipotetico partito di Landini. Cosa ne pensa? «I sondaggi non mi interessano molto perché registrano il passato, io sono intenzionato a costruire una nuova sinistra. Oggi in Italia bisogna inventare una sinistra che sia antiliberista». E’ appena rientrato dal Kurdistan. Che situazione ha trovato? «La situazione dei profughi curdi è molto pesante perché il governo turco non li aiuta, li discrimina e sarebbe contento che l’Isis li sterminasse. Stiamo parlando di 200 mila persone, c’è un’emergenza umanitaria. Gli unici che stanno affrontando l’avanzata dei nazisti dell’Isis sono i curdi legati a Ocalan, considerati un’organizzazione terroristica sia dagli Stati Uniti sia dall’Ue. Una situazione folle. Se gli Stati Uniti danno le armi alla resistenza curda a Kobane poi non possono considerarli dei terroristi fuori Kobane».
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