Cantone, addio all’Anm? Prima di lui Boccassini e De Magistris

30 ottobre 2015, intelligo
Cantone, addio all’Anm? Prima di lui Boccassini e De Magistris
Cantone come De Magistris o la Boccassini? Con le dovute proporzioni (e relative diversità di motivazione) il clima tra le toghe non è dei migliori. Ma prima di lui, altri nomi eccellenti della magistratura hanno percorso la stessa strada, ovvero sono usciti dall’Anm.

Il super-magistrato della super-Autorità anti-corruzione ha incassato le critiche dell’Anm e che l’aria sia pesante lo dimostra il fatto che proprio Raffaele Cantone non nasconde di star riflettendo sulle possibili dimissioni: “Sono rimasto perplesso dalle critiche arrivate dall'Anm, come un pugile che ha avuto un pugno e non si è ripreso”. Parole scandite in un’intervista a 'Radio 24', riferendosi alle critiche lanciate nei suoi confronti dal presidente Sabelli. E Cantone dice come la pensa: “Volevo anche fare un gesto eclatante: uscire dall’Anm. Ci sto riflettendo, perché l’Anm è anche casa mia. Io non ho mai fatto politica e sono sempre stato indipendente”. Ecco, quella sottile accusa di voler scendere in campo politicamente è forse la goccia che ha fatto traboccare un vaso evidentemente già colmo.

L’ADDIO DI DE MAGISTRIS. L’anno della decisione è il 2008 e la lettera con cui l’allora magistrato Luigi De Magistris lascia l’Anm è netta. “Già da alcuni mesi avevo deciso – seppur con grande rammarico – di dimettermi dall’Associazione Nazionale Magistrati. I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere. Adesso è il tempo che “tutti i nodi vengano al pettine”. De Magistris in quel momento abbandona una associazione che nella lettera di dimissioni definisce “non solo non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive, ma sta – con le condotte ed i comportamenti di questi anni – portando, addirittura, all’affievolimento ed all’indebolimento di quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione”. Missili terra-aria dall’Anm che all’epoca giudicò le parole del magistrato-sindaco di Napoli  “gravi e offensive le dichiarazioni rese nei confronti dei giudici del Tribunale di Roma in relazione alla sentenza emessa nei suoi confronti”. 

L’ADDIO DELLA BOCCASSINI. L’anno è lo stesso di De Magistris. Ilda Boccassini, magistrato di punta del pool di Milano firma la lettera con la quale esce dall’Anm per ragioni “maturate nel tempo”. Non entra nel merito e non va più a fondo ma appare chiaro il riferimento a una sensazione che ha spinto il magistrato a prendere la decisione. Nel caso specifico non era tanto l’opportunità del ruolo di procuratore aggiunto a Milano (domanda che lei stessa poi decise di revocare) quanto il fatto di sentirsi nel mirino di critiche vissute come una sorta di delegittimazione al suo operato. 

Tre casi emblematici pur nelle loro diversità. La storia, si ripete. 

LuBi

autore / intelligo
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