Alfano parla di "Fascismo rosso" contro il giudice Deodato. Ma non è la corrente storica

30 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Alfano parla di 'Fascismo rosso' contro il giudice Deodato. Ma non è la corrente storica
Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha difeso il giudice del Consiglio di Stato Carlo Deodato, l’estensore della contestata sentenza che ha bollato come illegittime le registrazioni delle nozze gay contratte all’estero da parte dei Comuni. 

Alfano ha considerato le accuse mosse contro il magistrato "atti di fascismo rosso" e ha attaccato: "E' inaccettabile che tutti quelli che hanno coccolato le cosiddette toghe rosse dicendo che avessero la libertà' di girotondo, la libertà di manifestazione dentro le assemblee dei partiti esprimendo ogni giudizio in pubblico, oggi siano proprio quelli che criminalizzano per qualche tweet un magistrato che ha la colpa di essere cattolico". 

In effetti è singolare che in Italia si usino sempre due pesi e due misure in ogni circostanza, compresi i commenti alle sentenze dei magistrati; sacre quando i giudici si sostituiscono alla potestà legislativa del Parlamento riconoscendo diritti non contemplati dall’ordinamento italiano (ad esempio l’adozione di un bimbo da parte di una coppia gay o l'interruzione delle cure ad un malato terminale), vergognose quando invece, come in questo caso, ristabiliscono lo stato di fatto sancendo che non si possono legittimare diritti non previsti dalla legge, come appunto la registrazione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. 

Se il giudice che decide è un laicista di sinistra che magari ha rilasciato interviste pronunciandosi ideologicamente sulle stesse situazioni chiamato a dirimere, nessun problema perché l’Italia è una democrazia in cui ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero; se invece il giudice come in questo caso è un cattolico, allora giù botte, anche se non ha fatto altro che ribadire proprio un concetto che dovrebbe essere il fondamento di qualsiasi vera democrazia, ossia il rispetto delle regole.

Alfano parla di “Fascismo rosso” ma certamente non lo fa con riferimento alla componente di sinistra del Fascismo, quella che coniugava autoritarismo e socialismo marxista e che considerava il Fascismo lo strumento ideale per affermare i diritti del proletariato molto più efficacemente del bolscevismo. 
Una corrente socialista e anti-capitalista che poi nel dopoguerra è rivissuta anche all’interno del Movimento Sociale Italiana. Una corrente guardata con diffidenza e preoccupazione durante gli anni del Regime dallo stesso Mussolini che propugnava una visione sociale, ma non socialista, dello Stato. 

Il termine Fascismo rosso fu poi utilizzato negli anni sessanta e settanta nei confronti delle Brigate Rosse soprattutto da parte di un Partito Comunista che faticava a riconoscere nel brigatismo una propria costola impazzita. 

Per Alfano oggi gli attacchi contro il giudice Deodato sarebbero proprio un esempio di Fascismo rosso, definizione intesa come forma di intolleranza tipicamente comunista e da regime sovietico coniugata con l'autoritarismo fascista. Come dire; oggi i veri fascisti sono i laicisti duri e puri, soprattutto di sinistra, difensori delle libertà individuali ma intolleranti contro quanti osano difendere la tradizione e i principi etici.

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