Arresti Casapound, Di Stefano: "E' un segnale politico, ma continueremo"

30 ottobre 2015, Marta Moriconi
Arresti Casapound, Di Stefano: 'E' un segnale politico, ma continueremo'
Casapound a tutto campo. Parla il vicepresidente Simone Di Stefano, dopo gli arresti di alcuni esponenti ritenuti responsabili degli scontri del 17 luglio in seguito al trasferimento di alcuni immigrati nel centro di accoglienza a Casale San Nicola. Ma la cronaca del giorno non è l'unico argomento sul tavolo. Affronta anche il caso Marino, ma soprattutto spiega su IntelligoNews perché Casapound ha deciso di non scendere in campo con la Lega l'8 novembre. 

Caso o caos Marino. Un cortocircuito imprevisto o una strategia ben precisa? 

"Marino mette a nudo tutte le colpe del Pd a Roma, compresa la sua elezione. Quando sembrava quasi che il Pd ne fosse uscito pulito, ecco la mossa. D'altronde è proprio il partito il colpevole di tutta la storia". 

E' più un atto folle o c'è un interesse personale? 

"Messo alle strette, ora sta portando avanti una sorta di vendetta: punta ad ottenere il massimo della visibilità per il proprio futuro politico, che non sarà certo nel Pd. Vedendo come si sta muovendo Sel e la sinistra in generale, si può capire dove andrà. Deve essere chiaro: qui quando cambia l'Italicum cambia tutto: ci sarà un soggetto a sinistra che sarà fatto da Sel e dalle minoranze di sinistra. Poi ci sarà il famoso Partito della Nazione con Renzi e i centristi, e a destra ci sarà probabilmente o un centrodestra conservatore moderato alla Cameron o un grande soggetto identitario di Salvini per cui noi facciamo il tifo. Quindi Marino ora si sta facendo pubblicità personale". 

Sono stati arrestati esponenti di Casapound coinvolti in rivolta anti immigrati di luglio a Roma. Come commenta? 

"E' lampante che chi difende l'Italia e gli italiani dalla truffa dei centri d'accoglienza se ne va dritto in galera, mentre chi devasta Milano e sputa sul tricolore la sera stessa va al ristorante etnico e poi torna a casa da papà. E' chiaro che è una mossa politica di Alfano e della magistratura, vogliono dire che sui centri di accoglienza decide lo Stato e basta. Ricordo che in quella vicenda sono stati denunciati anche dei cittadini, se vi ricordate la Polizia prima aveva trascinato via la gente tra cui anziani, e poi dopo quando siamo rimasti solo noi la cosa si è fatta un po' più dura, con lanci d'oggetti tipo sedie di plastica ma niente di pericoloso. Lo Stato vuole dimostrare che con la forza impone di fatto questo sistema dell'accoglienza, ma le truffe sono palesi. A San Nicola non ci sono i rifugiati, ma i senegalesi e quelli del Bangladesh che stanno lì a fare nulla".

Ma perché ora? 

"E' chiaro che è un segnale politico. Evidentemente è stato deciso anche in virtù dei futuri e tanti centri d'accoglienza che dovranno aprire in Italia, visto che in Europa gli Stati, al contrario di quanto dichiarato, col cavolo che prenderanno gli stranieri".

Continuerete le vostre proteste? 

"Noi continueremo a farle con quelli che rimangono. Gli arrestati dovranno chiarire la propria posizione, ma noi proseguiremo a scendere in campo. Non ci fermeremo". 

L'8 novembre con Salvini rischia di esserci Berlusconi e non Casapound.

"Sì, noi non andremo. La manifestazione nasceva con un altro presupposto: quello di dire che Salvini è il futuro candidato premier da schierare contro Renzi. Perché ha un popolo, è cresciuto di oltre 12 punti percentuali in poco tempo, perché chiama tutti in piazza dai lavoratori ai pensionati. Ora che il capogruppo al Senato della Lega, Centinaio, ha quasi supplicato sull'Adnkronos Berlusconi di esserci e alla domanda su Casapound ha risposto che se andiamo o non andiamo non gli cambia la vita, beh a me ha dato un messaggio: l'idea di rifare il vecchio centrodestra e di far salire sul palco Salvini, Berlsconi, Meloni così come a piazza San Giovanni in passato vedemmo Casini, Berlusconi, Fini. Questo significa volere che la Lega stia solo al Nord e lasciare il Centro Sud in mano a Berlusconi e alla Meloni. Questo non è il futuro che vediamo per Matteo Salvini. E anche il popolo della Lega che sta dalla parte nostra. Quindi è un messaggio a Matteo il nostro. C'è bisogno di un progetto nazionale ad ampio respiro, la Lega non si riduca ad amministrare solo il Nord e al resto ci pensano gli altri". 
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