L’8 novembre da Bologna a Roma: B. scansa Casapound e Salvini rischia di diventare Fini?

30 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
L’8 novembre da Bologna a Roma: B. scansa Casapound e Salvini rischia di diventare Fini?
L’8 novembre cala su Bologna e rimbalza su Roma, tra il Campidoglio e Palazzo Chigi versione futura. Intanto la manifestazione iper-salviniana, almeno nelle intenzioni, si sta “annacquando” nella versione rivista, corretta e aggiornata, della Cdl o del Pdl. Della serie: tutti insieme appassionatamente. Solo che i “tutti” non sono un unicum perché tra la Cdl e il Pdl i “tutti” nel frattempo hanno preso strade diverse e spesso contrapposte. E’ il caso di Giorgia Meloni che abbandona Berlusconi e fonda Fratelli d’Italia, è il caso dello stesso Salvini che non vuole sulla scrivania della Lega 3.0 le foto ingiallite della coalizione che fu. Semmai è lui e il suo Movimento a fare da motore e da timone al nuovo centrodestra ancora in versione “spezzatino”. 

Fin qui lo scenario di partenza, quello reiteratamente descritto ed evocato dal leader del Carroccio nei talk tv, sui giornali e in giro per l’Italia negli infiniti tour con la sua “ruspa”. Ma qualcosa è cambiato da qualche giorno, o almeno così pare perché alla manifestazione di Bologna ci sarà un'assenza che non può essere derubricata al semplicistico “è un problema loro”. Al fianco di Salvini nella giornata che dovrebbe incoronarlo definitivamente come leader del centrodestra in chiave anti-Renzi non ci sarà un partner che invece, fino a questo momento, c’è stato e col quale la Lega ha fatto un pezzo di strada insieme. Il partner in questione è Casapound. Salvini ha sempre detto che chi è di centrodestra e contro Renzi è il benvenuto, ma forse oggi la musica è cambiata perché di fronte alla conferma del vicepresidente nazionale del Movimento della destra radicale Simone Di Stefano nell’intervista a Intelligonews, dalla Lega non sono arrivati segnali del tipo “ma no, ma vieni, ci devi essere”.

Il motivo della “defezione” è tutto politico, almeno dal punto di vista di Casapound che coerentemente ha sempre riconosciuto in Salvini l’unico leader e candidato premier che il centrodestra può e deve esprimere. E tuttavia, adesso, fa un passo indietro da Bologna perché a Bologna ci saranno Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. Non è questione di gelosia come qualcuno potrebbe pensare, perchè c’è un elemento che a Casapound ha fatto scattare il campanello del sospetto: la sollecitazione, quasi una appello del senatore leghista  Gianmarco Centinaio – che si occupa della vicenda romana e dei rapporti con CasaPound – a Silvio Berlusconi affinchè salga sul palco dell’8 novembre insieme a Matteo Salvini. Il sospetto che serpeggia negli ambienti della destra radicale che in questi mesi molto si è spesa per la “penetrazione” salviniana nella Capitale e un po’ più al di sotto, è che la Lega per bocca di Centinaio voglia “cedere” o “restituire” spazio al leader di Fi perdendo il vantaggio della prima mossa. E che, in definitiva, si tenda per amor dei consensi forzisti – che seppure in calo i sondaggi danno tra l’11 e il 12 per cento – ci sia la tentazione di rifare la “cosa di centrodestra” vecchio stile. Con magari Giorgia Meloni candidata a Roma sotto le insegne della terna salvian-berlusconian-meloniana. (Lega,Fi,FdI). 

Con “l’aggravante” visto da Casapound che invece scommetteva su Salvini, che alla fine proprio il leader del Carroccio ceda il passo all’evergreen Berlusconi. Col risultato finale di “depotenziare” tutta la carica e la campagna identitaria sulla quale la Lega per mesi ha rilanciato il suo ruolo in asse con il Front Nationale di Marine Le Pen sul piano europeo, a favore di un’alleanza che ripropone lo schema di sempre e nel quale Salvini rischia di rimanere stritolato. Il rischio è che finisca nel ruolo che un tempo fu di Fini, ovvero di eterno delfino, con Berlusconi ancora al timone dello schieramento e con un occhio a Palazzo Chigi. In altre parole, il “ruspista” Salvini finirebbe per scolorirsi nell’ennesimo contenitore in stile cameroniano, seppellendo l’ascia identitaria e impugnando il vessillo dei moderati d’antan, passati un attimo in sala make-up.
 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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