Con il “Direttorio” Papa Francesco cala l'asso della democratizzazione

30 settembre 2013 ore 10:40, Americo Mascarucci
Con il “Direttorio” Papa Francesco cala l'asso della democratizzazione
Pietro Parolin alla Segreteria di Stato, Beniamino Stella alla Congregazione per il Clero, Lorenzo Baldisseri al Sinodo dei Vescovi, il cardinale Attilio Nicora a vigilare sulle attività finanziarie degli uffici vaticani, in primis sullo Ior, per prevenire il rischio riciclaggio ed altre possibili attività illecite.
Papa Francesco, dopo la rivoluzione comunicativa partita già la sera stessa della sua elezione, sta passando alla rivoluzione pratica, sostituendo i capi dicastero più importanti della Curia e affidando nelle mani di personalità di sua assoluta fiducia il governo della Chiesa. Non è sfuggito a nessuno come, con le nuove nomine, Francesco abbia sottratto i principali “centri di potere” al controllo dell’ex segretario di stato Tarcisio Bertone che, molto probabilmente, dovrà presto rassegnarsi a lasciare anche la presidenza della Commissione di Vigilanza sullo Ior. Può darsi pure che vi rimanga ancora per un po’, ma da quando Bergoglio ha rafforzato i poteri dell’Autorità d’Informazione Finanziaria della Santa Sede presieduta da Nicora, affidandogli il compito di prevenire e contrastare il riciclaggio, appare evidente come il ruolo della Commissione di Vigilanza diventi marginale. Il primo ottobre si riunirà per la prima volta la commissione consultiva creata da Francesco, che avrà il compito di coadiuvarlo nella gestione della Chiesa universale. La commissione è composta da: Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato del Vaticano; Francisco Javier Errazuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile (ha lasciato l'incarico per raggiunti limiti d'età); Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale dell'Asia; Reinhard Marx, arcivescovo di Munchen und Freising (Germania); Laurent Monswengo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo); Sean Patrick O'Malley, arcivescovo di Boston (Usa); George Pell, arcivescovo di Sidney (Australia); e Oscar Andrès Rodrìguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras). La commissione formulerà proposte, suggerimenti, consigli al Pontefice per affrontare al meglio le principali questioni che interessano la Chiesa nel mondo. Tanti i temi che saranno al centro degli incontri. A sentire i bene informati, la prima richiesta del Papa ai suoi collaboratori sarà rivolta alla riscoperta di una maggiore collegialità all’interno della Chiesa. Nonostante il tema della collegialità sia stato uno dei pilastri sanciti dal Concilio Vaticano II, negli ultimi anni non è sfuggito a nessuno come, all’interno della Chiesa, sia mancata unità d’intenti. Non tanto con riferimento alle lotte interne ai sacri palazzi, quanto per le forti divergenze venutesi a creare fra il “governo centrale” e la “periferia”. Il fatto che Bergoglio abbia nominato nella commissione otto cardinali pescati in ogni parte del mondo, dimostra la sua intenzione di mantenere rapporti diretti e costanti con le periferie, ascoltando le proposte che arriveranno da ogni angolo della terra, per poi discuterle collegialmente, trovare la sintesi e fare in modo che la Chiesa parli ad una sola voce su tutte le tematiche chiamata ad affrontare, sui mille problemi con cui è costretta a confrontarsi. Nell’ottica di una maggiore collegialità va anche interpretata la decisione di far eleggere i presidenti delle conferenze episcopali dai vescovi che presiedono le assemblee regionali. Un processo di “democratizzazione” che Francesco è deciso a portare avanti e che con il tempo porterà a ridisegnare gran parte delle prerogative esclusive del Papa, sacrificate in nome di un maggiore pluralismo decisionale.
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