Effetto crisi di governo: si invocano le Br contro Mario Monti

30 settembre 2013 ore 11:43, Fabio Torriero

Effetto crisi di governo: si invocano le Br contro Mario Monti

Ecco gli effetti della crisi e della demagogia di queste ultime ore. Una scritta inequivocabile dal contenuto terroristico. A pochi passi dalla Camera, all'incrocio tra via del Tritone e via Poli, sede di Scelta Civica: si invitano le Brigate Rosse ad uccidere l'ex premier Mario Monti. Si chiama “effetto-banlieues”: ogni scintilla riprende fiato, creando un unico vortice, dove violenza dichiarata e praticata, integralismo politico, ideologico, disperazione metropolitana, teppismo, nuove e vecchie povertà, disagio sociale, si fondono e confondono. Le colpe? Certamente, dell’impoverimento progressivo di tutti, della paura; ma soprattutto dell’irresponsabilità di una classe politica che ormai da tempo ha anteposto gli interessi di parte, di bottega, le questioni giudiziarie personali, gli interessi economici e di casta, al bene della nazione, al bene comune, all’interesse generale.
Effetto crisi di governo: si invocano le Br contro Mario Monti
Ebbene sì, anche la chiamata di ieri alle armi di Silvio (l’ordine delle dimissioni), la conseguenze instabilità istituzionale che ne sta derivando (la fine del governo Letta?), sono destinate a provocare ulteriori scintille di rabbia, scintille eversive. Terreno fertile per il terrorismo di ieri e di oggi. Le nuove e vecchie Br. E, come IntelligoNews ha certificato, c’è pure chi incita direttamente alla violenza. Segno pericolosissimo e drammatico. Una guerra civile dove vittime e carnefici diventano la stessa cosa. E dove si fabbricano capri espiatori, pharmakos a tavolino, come ad esempio, Monti, simbolo troppo facile di una terapia (concertata a approvata da Pd e Pdl), che è servita a contenere gli sprechi e a governare i conti dello Stato, e di una demagogia che mira a mascherare i veri colpevoli della nostra Palude. Gli stessi che oggi giocano sulla nostra pelle: il Pdl incastrato dai conati finali di un Berlusconi e il Pd incastrato dalle sue strategie congressuali.
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