Susta (Sc): « No ai cortigiani, sì ai protagonisti politici. Alfano, Quagliariello, Cicchitto fondate il Ppe italiano»

30 settembre 2013 ore 15:11, Francesca Siciliano
Susta (Sc): « No ai cortigiani, sì ai protagonisti politici. Alfano, Quagliariello, Cicchitto fondate il Ppe italiano»
«Ormai non c'è più il senso del limite né il senso delle istituzioni. Si è rotto il legame tra il buonsenso e lo Stato». Gianluca Susta, parlamentare di Scelta civica intervistato da IntelligoNews, è perentorio nel definire «gravissima» e «inaudita» la mossa del Cavaliere di ritirare dal governo la truppa pidiellina. Ma siccome dalle difficoltà nascono le opportunità, i dissidenti pidiellini – Alfano, Quagliarello, Cicchitto – potrebbero scrivere una nuova storia, «quella di un centrodestra italiano ed europeo: ciò di cui l'Italia ha bisogno». Ci riuscirà? «Probabilmente sì, e noi li aiuteremo». Onorevole Susta, c'era da aspettarsi la “mossa a sorpresa” del Cavaliere? «Che Berlusconi sia portato ai colpi di scena e che sia abituato a “giocare” in politica con qualche azzardo non è una novità. C'era da aspettarselo dunque, anche se a volte spiazza perfino i suoi fedelissimi...». E c'era da aspettarsi pure che i suoi fedelissimi -  come Alfano, Cicchitto, Quagliarello – prendessero le distanze? «Sicuramente l'aveva messo in conto. Sa perfettamente che all'interno del Pdl, già da mesi, c'era una spaccatura interna tra i cosiddetti falchi e le cosiddette colombe. A mio avviso, quando ha preso questa decisione, era perfettamente lucido». Ora cosa accadrà? «È necessario che il disagio si trasformi in politica». Può spiegarsi meglio? «È necessario che avvenga un cambiamento di atteggiamento del centrodestra italiano rispetto alle istituzioni. Non è necessario che cambino le loro idee, quanto che cambino il modo di rapportarsi con il Paese e con gli italiani, proprio come avviene in qualsiasi centrodestra europeo. Da cortigiani devono diventare protagonisti della politica; da servi di un padrone devono diventare parlamentari che condividono un progetto politico. E questo serve tanto a loro quanto all'Italia». Potrebbero varare un nuovo partito? «Assolutamente sì. Anche se, al di là di un partito o di un movimento o di un gruppo, devono far capire al Paese e alla Comunità europea che anche in Italia c'è un centrodestra europeo fatto di persone perbene. Con le proprie idee: da quelle conservatrici a quelle liberali, passando per quelle cattoliche; perché il centrodestra ha un'ideologia ricca di storia e di significati, che pur non condividendo rispetto, e che oggi è travolto dalle deriva populista e autoritaria messa in atto da Berlusconi che più che un leader di partito sembra un dittatore sudamericano». Scelta civica come potrebbe rapportarsi con questa nuova formazione “in pectore”? «All'interno di una grande coalizione. Con un'ala destra rappresentata da loro, un'ala sinistra rappresentata dal Pd e una forza centrale che guarda alla tradizione popolare e liberal democratica che è rappresentata da Scelta civica. Saremmo degli ottimi alleati di governo». Per una Grosse Koalition alla tedesca? «Sì, affinché questo Paese diventi normale c'è bisogno proprio di questo: forze potenzialmente alternative che, per il bene della nazione, trovino delle convergenze come le misure per la crescita, le riforme costituzionali, la legge elettorale, le politiche che l'Italia dovrà portare in Europa quando andrà alla guida del semestre europeo. Su queste basi loro potrebbero essere dei grandi alleati di governo e noi abbiamo il dovere di aiutarli ad uscire da questo pantano e a favorirli nel processo della costruzione di un nuovo centrodestra di cui l'Italia ha bisogno». Elezioni: quando? A novembre, in primavera o dopo il semestre italiano in Europa? «Mi auguro che non si torni al voto prima del 2015, al termine del semestre europeo. Ma è chiaro che se Enrico Letta martedì dovesse venire sfiduciato sarebbe difficile immaginare che si possa andare oltre la primavera 2014». E' partita la caccia ai dissidenti in Senato in vista della fiducia. I numeri ci sono? «Dipende da cosa accadrà all'interno del Pdl. Il gruppo dei “dissidenti” che ieri ha espresso un disagio potrebbe trasformarsi in un vero e proprio gruppo al Senato e fare un gesto di rottura elaborando un  nuovo programma al fine di partecipare a un nuovo governo di Larghe Intese». Ci sono i presupposti? «Ci sono i presupposti e anche i numeri. Il governo potrebbe tranquillamente andare avanti per affrontare le sfide che ci aspettano nei prossimi mesi». Letta bis oppure rimpasto di governo, premier compreso? Letta ha le capacità di traghettare l'esecutivo? «Credo che Letta sia in assoluto il miglior presidente del Consiglio che l'Italia possa avere in questo momento. È giovane e determinato e quello che ha fatto in giro per il mondo in questi mesi è degno di nota: ha continuato nel solco di Monti, nel tentativo di ridare credibilità all'Italia e fino al Decreto sull'Imu è riuscito nell'impresa, dando respiro alle nostre imprese e riuscendo a far cancellare la procedura d'infrazione dell'Ue». Poi cosa è successo? «Ha ceduto troppo alle richieste del Pdl. Berlusconi ha esasperato il clima (con il ricatto sull'Imu e sull'Iva) e ha fatto sì che anche il governo cedesse alla sua azione demolitrice. L'esecutivo ora deve superare questo momento di debolezza, riscrivere il programma e varare un vero e proprio contratto di coalizione, quello che Monti chiede da mesi. Questa opportunità va colta prima che sia troppo tardi. E anche Scelta civica deve cogliere l'occasione di diventare una forza determinante (anche numericamente) nel nuovo scenario». Questa “mossa a sorpresa” del Cavaliere quanto costa all'Italia? «Costa soprattutto alle sue aziende: il titolo Mediaset stamani ha perso quattro punti percentuali stamattina. Ma il passo è breve e da qui a poco anche l'Italia sarà costretta a pagare il prezzo della sua irresponsabilità».        
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