Direzione Pd, Fusaro: "Renzi sta per essere scaricato. Non sono più né sociali né democratici"

30 settembre 2014 ore 12:53, Adriano Scianca
Direzione Pd, Fusaro: 'Renzi sta per essere scaricato. Non sono più né sociali né democratici'
Renzi sbaraglia la minoranza interna e si appresta a far approvare il Jobs act. Una vittoria su tutta la linea? Macché. Per il filosofo Diego Fusaro “Renzi sta per essere scaricato da quegli stessi poteri forti che lo hanno messo lì”. E le barricate sull'articolo 18 di D'Alema e Bersani? “Uno specchietto per le allodole, non c'è una lotta fra visioni del mondo, sono solo lotte intestine fra fazioni oligarchiche”. La direzione del Pd approva il Jobs act. Come vede questa riforma del lavoro? «Viene distrutto l'ultimo brandello dei diritti sociali. Renzi dice giustamente che l'articolo 18 non può coprire alcuni sì e altri no. Logica vorrebbe, allora, che le protezioni venissero estese a tutti. E invece le si tolgono a tutti. È evidente che fra capitale e lavoro il Pd ha scelto il capitale». Renzi ha “spianato”, per usare le sue parole, il sindacato. C'è ancora spazio, in Italia, per l'azione sindacale? «Ovviamente sul sindacato si può dire di tutto, a cominciare dal fatto che strutture sindacali di tipo nazionale sono inutili quando tutte le decisioni che contano sono prese all'estero. Tuttavia in questa vicenda credo che il sindacato faccia bene a protestare. Mi auguro che riesca a battersi anche contro il precariato». Nel Pd lo scontro è duro. È in ballo l'identità del partito... «Non credo, non mi sembra sia in ballo una lotta fra visioni del mondo. Sono solo lotte intestine fra fazioni oligarchiche. Lo stesso articolo 18 è uno specchietto per le allodole. Magari gli avversari di Renzi lo tengono ma poi precarizzano tutto il resto...». Insomma, lei non crede alla minoranza interna che fa le barricate per difendere l'identità socialdemocratica del partito? «Nel Pd non c'è nulla di sociale né di democratico. Il Pd è il fronte avanzato della modernizzazione capitalistica. Sono passati dall'internazionalismo marxista a quello della finanza». Allora cosa vogliono Bersani, D'Alema e compagnia? «Vogliono rimuovere Renzi. Quando il premier ha detto che ha contro i poteri forti, per la prima volta è stato sincero. Solo che si è dimenticato di dire che sono gli stessi poteri che l'hanno messo lì. Ora Renzi, dopo essere stato vettore della distruzione dei diritti sociali e della dittatura eurocratica, viene lentamente scaricato per essere sostituito da una delle nuove maschere del capitalismo». Quindi le battaglie di Bersani e D'Alema in favore dei lavoratori non sono credibili? «D'Alema si vantava di aver fatto le liberalizzazioni, Bersani sosteneva di avere il partito più europeista d'Italia. Sono personaggi che farebbero inorridire Gramsci tanto quanto Renzi». Al premier va comunque riconosciuta una certa abilità tattica nel regolare i conti con i suoi avversari interni... «Ed è proprio per questo che verrà sostituito. È come lo stregone che evoca le forze infere del Manifesto di Marx. Renzi fa troppo di testa sua e alla fine diventa scomodo. Questa è del resto quella che, parafrasando Hegel, potremmo chiamare l'astuzia della finanza. Solo che Hegel pensava a personaggi come Cesare e Napoleone. Direi che paragonarli a Renzi sarebbe davvero troppo».    
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