Dieselgate, Bruxelles sapeva da due anni (parola di Financial Times)

30 settembre 2015, Luca Lippi
Dieselgate, Bruxelles sapeva da due anni (parola di Financial Times)
 Il Fatto: dal primo gennaio la UE cambia le modalità dei test, le macchine saranno testate su speciali rulli che replicano le prestazioni su strada e con tempi più lunghi

Non solo: Bruxelles sarebbe stata a conoscenza del problema che è improvvisamente salito alle cronache con lo scandalo “dieselgate”. In questo c’è il conforto di un’inchiesta condotta dal Financial Times che denuncia la raccolta di dati da parte dell’industria automobilistica sin dal 2011 (dati relativi ai danni all’ambiente prodotti da certi software di rilevazione pare – sempre a detta del Financial Times – illegali sin dal 2007) di cui Bruxelles era stata avvertita sin dal 2013.

Il Joint Research Center (istituto di ricerca europeo finanziato dalla UE e dislocato in cinque Paesi dell’Eurozona) aveva suggerito già due anni fa di effettuare i test sui gas inquinanti su strada e non in officine autorizzate, non per imperizia delle officine stesse ma per l’impossibilità di queste ultime a replicare condizioni “naturali” di marcia del veicolo. A sottolineare le presunte responsabilità dell'Ue  nel caso “dieselgate” emergerebbe anche l’indicazione della Icct (International Council on Clean Transportation) di qualche tempo fa che allertava sulle emissioni omologate, superate da quelle su strada del 40%.

Conclusioni del Financial Times: noto al Joint Research Center il fatto che il software “incriminato” entrava in azione nel momento in cui la vettura era sui rulli mettendo in operatività la funzione di riduzione delle sostanze inquinanti. Non appena la centralina rilevava che la vettura era su strada (il comando arrivava dal fatto che le ruote sterzassero per agevolare la marcia ne traffico urbano e non era più rigidamente su dei rulli) lo strumento interrompe la sua funzione facendo impennare i livelli inquinanti. 

Dunque i costruttori non potevano non sapere come non potevano non sapere gli organi preposti alla certificazione. Solamente gli acquirenti di ogni nazionalità ne ignoravano la problematica.

Chiosa il Financial Times: “l'incapacità delle autorità che regolano in tutta l'Ue (la responsabilità in materia è dei singoli Stati) di denunciare questi trucchi porta alla luce il potere delle lobby dell'industria automobilistica europea che ha scommesso molto sui diesel. Circa il 53% delle nuove auto vendute nell'Ue sono (oggi) diesel, rispetto al circa 10% dei primi anni '90”.
A questo punto entra a gamba tesa anche il Daily Telegraph (altro quotidiano britannico) che sulla linea di quanto sostiene Greenpeace, denuncia che a Bruxelles una potente lobby avrebbe speso 18, 4 milioni di euro (nel 2014) per agevolare la diffusioni di motori diesel.

Intanto prosegue il palleggio delle responsabilità (tutto il mondo è paese), ovviamente il Ministero dei trasporti tedesco nega ogni coinvolgimento, ma questo dovrà deciderlo l’inchiesta partita in Germania che sta scandagliando ogni angolo recondito alla ricerca del “peccato originale”.

Le conseguenze, sono partite già all’interno della galassia Volkswagen, Suzuki ha interrotto ogni trattativa col gruppo tedesco per un’alleanza in agenda nello sviluppo di veicoli ibridi. In realtà le trattative erano ferme perché Volkswagen non ha mai tollerato un accordo di Suzuki con la Fca per lo sviluppo di un nuovo motore diesel.

La quota di Suzuki, immediatamente messa in vendita dai burocrati nipponici, è stata acquistata da Porsche (il prezzo della nomina a Ceo di Volkswagen?) che in questo modo sale al 52,2% del capitale di Volkswagen.

Conclusione: l’inaffidabilità dei test sulle emissioni di gas inquinanti era nota. È piuttosto chiara anche l’elezione di Matthias Müller a nuovo Ceo di Volkswagen. Tuttavia ora è necessario togliere definitivamente la coperta, e assicurarsi che sia fatto perché del “dieselgate” siamo solo alla punta dell’iceberg.  

In tutto questo Angela Merkel "sacrifica" l’azienda di punta del settore automobilistico tedesco per recuperare consensi. Un grosso errore?

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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