Altro che infarto! La sindrome da crepacuore esiste

30 settembre 2015, intelligo
Altro che infarto! La sindrome da crepacuore esiste
Quante volte abbiamo sentito le nostre nonne dire: mi farai morire di crepacuore, per indicare un forte dispiacere. Detti popolari nei quali c’è sempre un fondo di verità. Oggi a certificare che la sindrome da crepacuore, tecnicamente catalogata come sindrome di takotsubo (o anche cardiomiopatia da stress), non è una patologia benigna come la comunità scientifica riteneva. 

Anzi, il contrario: in alcuni casi può superare le percentuali di mortalità determinate dall’infarto (5 per cento). Alla conclusione per nulla rassicurante, è arrivato lo studio elaborato dall’Istituto di Cardiologia dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico Gemelli di Roma. L’esito della ricerca è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine ed ha coinvolto 26 centi n 9 paesi e fra questi Stati Uniti ed Europa. 

Il campione di pazienti sottoposti a monitoraggio è pari a 1750 persone affette da sindrome di takotsubo. Leda Galiuto, una delle autrici della ricerca spiega: “La raccolta dati è stata eseguita dagli specialisti del Dipartimento di Cardiologia dell'Università di Zurigo. La sindrome da crepacuore colpisce soprattutto le donne e prevalentemente dopo uno stress emotivo, tipicamente un lutto (nel 30 per cento dei casi), o fisico come un intervento chirurgico (nel 36 per cento)”. Ma c’è un altro dato che lo studio evidenzia: “La sindrome di takotsubo si associa a malattia neurologica o psichiatrica nella metà dei casi, ovvero si presenta spesso in associazione a disturbi psichiatrici come la depressione”, aggiunge la ricercatrice. 

Ma come si manifesta? I sintomi sono simili a quelli dell’infarto: dolore al petto, affanno, alterazioni dell’elettrocardiogramma anche se al momento della coronarografia d'urgenza, eseguita nel sospetto di infarto miocardico, le coronarie risultano sorprendentemente normali, senza stenosi (restringimento). Tuttavia, è il cuore a mostrare un cambiamento della sua forma, che secondo gli studiosi, si presenta a palloncino. 

Lo studio consente di chiarire che la prognosi per i pazienti affetti da sindrome da crepacuore, è simile a quella dell’infarto. Quindi, si tratta di una malattia non benigna che, come tale, richiede “tutti gli sforzi atti a migliore la comprensione delle cause e a una più puntuale scelta terapeutica”, conclude la ricercatrice.

LuBi

autore / intelligo
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