Effetto Bergoglio: Scalfari dà l’8 per mille alla Chiesa. Socci aveva ragione

30 settembre 2015, Americo Mascarucci
Effetto Bergoglio: Scalfari dà l’8 per mille alla Chiesa. Socci aveva ragione
Incredibile ma vero. Eugenio Scalfari ha dichiarato pubblicamente nel corso della trasmissione DiMartedì condotta da Giovanni Floris su  La7, di aver devoluto per la prima volta in vita sua l’otto per mille alla Chiesa Cattolica, nonostante continui a professarsi con orgoglio un “miscredente”. 

Lo ha fatto perché è rimasto affascinato da Papa Francesco, un Papa che lui definisce “profetico” e “rivoluzionario” e che avrebbe fatto diventare la Chiesa “più laica dello Stato”. In pratica, senza girarci troppo intorno, Scalfari conferma gli allarmi lanciati da diversi intellettuali cattolici, Antonio Socci e Vittorio Messori in primis, relativamente ad una Chiesa ritagliata su misura più per gli atei che per i credenti.  

Se la Chiesa arriva a piacere più a Scalfari che a Messori, più ai laicisti alla Pannella che al clero, la cosa potrà forse far piacere a chi da anni sogna, come il fondatore di Repubblica appunto, una Chiesa arrendevole e piegata ai dogmi del relativismo etico, ma non può certo essere accolta favorevolmente da chi se ne sente da sempre figlio, peccatore, indegno, ma figlio autentico. 

Un rischio questo che è stato evidentemente ben compreso dai Paolini di Famiglia Cristiana che si sono ben guardati dal blandire le dichiarazioni del giornalista. Anzi, don Antonio Sciortino e company hanno invitato pubblicamente Scalfari a rivedere le sue posizioni pregiudizialmente ostili da sempre sui finanziamenti alle scuole cattoliche e sull’esenzione Ici per gli immobili destinati a scopi sociali. 

Della serie, ben venga il versamento dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica, ma basta con le crociate laiciste che Repubblica porta avanti da anni. Eh già, perché Scalfari lungi dal manifestare una concreta volontà di dialogare con la Chiesa per riscoprire quella fede che dice di non avere, in realtà esulta soltanto perché vede la possibilità di ottenere con Bergoglio quel modello di Chiesa da lui sempre sognato ed auspicato, una Chiesa sostanzialmente opposta a quella di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. 

Una Chiesa che non consideri più la dottrina indiscutibile, che sia capace di rinunciare al ruolo di guida morale della società, che disconosca l’impegno dei cattolici in politica e soprattutto che metta da parte le “crociate etiche” che tanto fastidio hanno sempre dato ai laicisti radical chic. 

Sarà proprio Bergoglio il Papa “profetico” e “rivoluzionario” evocato da Scalfari? A giudicare dalle reazioni arrivate da Famiglia Cristiana, da sempre organo di riferimento del progressismo cattolico e dunque di stampo fortemente bergogliano, certe seduzioni non sembrano produrre altro risultato che una cauta diffidenza. 

Del resto il deus ex machina di Repubblica ha commesso un grandissimo errore, quello cioè di sbandierare il suo contributo economico alla Chiesa Cattolica. Non è stato proprio Francesco a mettere in guardia la Chiesa dal non cedere alle lusinghe del potere, ancora di più se blandite con il ricorso alla concessione di facili favoritismi? E Scalfari non è forse un uomo di potere? Il quale, lungi dal convertirsi, sembra in realtà sempre più interessato a “convertire” la Chiesa ai suoi dogmi.

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