A New York issata la bandiera palestinese: svolta storica?

30 settembre 2015, Americo Mascarucci
A New York issata la bandiera palestinese: svolta storica?
Nuovo passo in avanti dell’Onu in favore del riconoscimento dello Stato palestinese e due indietro nei confronti di Israele? 

La bandiera palestinese sarà infatti issata questo pomeriggio alle 19 (ora italiana) a New York davanti al Palazzo delle Nazioni Unite e andrà ad aggiungersi a quelle degli stati membri, come richiesto a gran voce  dal presidente dell’Autorità nazionale Palestinese Mahmoud Abbas. 
L’Onu ha detto sì e non poteva fare diversamente dopo aver concesso alla Palestina lo status di paese osservatore non membro. Una concessione avvenuta nel 2012 che ha fatto andare su tutte le furie il governo israeliano. 

Con l’innalzamento del proprio vessillo lo stato palestinese tuttavia non diventerà membro a tutti gli effetti ma continuerà ad essere soltanto osservatore. Anche se appare sempre più probabile che possa diventarlo presto. Sono molti i paesi delle Nazioni Unite, soprattutto europei, che hanno riconosciuto lo stato palestinese attraverso specifiche mozioni votate dai parlamenti nazionali. Per i palestinesi si tratta di riconoscimenti molto significativi sul piano politico perché dimostrano come le loro rivendicazioni non siano isolate ma condivise da buona parte della comunità internazionale. 

La cerimonia della bandiera si terrà in uno dei giardini del Palazzo di vetro e poi si trasferirà nel luogo in cui vengono esposte le bandiere. Il presidente Abbas interverrà poi all'Assemblea generale delle Nazioni unite.
Lo scorso 10 settembre l'Assemblea Onu ha cambiato le norme sui vessilli dei Paesi osservatori permanenti, cioè Vaticano e Stato palestinese. Il Vaticano ha issato la sua bandiera senza cerimonie poco prima della visita di papa Francesco all'Onu, mentre i palestinesi hanno annunciato che la loro bandiera sarebbe stata esposta con un atto speciale presieduto dal presidente Abbas. 

Tuttavia nessun passo avanti significativo è stato finora registrato nei negoziati fra israeliani e palestinesi. La tensione resta alta e le tante risoluzioni Onu favorevoli al riconoscimento dell’entità palestinese non avrebbero sortito alcun effetto. Israele, a detta dei palestinesi, continuerebbe ad ignorarle, prendendosi quindi gioco delle Nazioni Unite e di tutti gli stati che in questi anni hanno riconosciuto la Palestina. Molti si attendono un discorso molto duro da parte di Abbas che ha già in pratica fatto trapelare il suo pensiero parlando con alcuni giornali. 

“Il popolo palestinese – avrebbe detto il presidente – non è più disponibile a negoziare con chi continua ad occupare militarmente i propri territori, a calpestare sistematicamente i diritti dei propri cittadini, tentando di cancellare l’entità palestinese”. 

Accuse pesanti, che sicuramente non faranno piacere ad Israele che da parte sua ha sempre accusato i palestinesi di non volere realmente la pace, lasciando libero di operare il terrorismo di Hamas e sostenendo la guerriglia Hezbollah ai confini del Golan. 
Di certo la decisione di issare la bandiera davanti al Palazzo di vetro non sarà accolta positivamente a Tel Aviv dove l’Onu è da sempre percepita come un’entità pregiudizialmente ostile ad Israele. Difatti oltre ad aver sostenuto le rivendicazioni palestinesi, le Nazioni Unite hanno sempre dichiarato illegittima l’occupazione delle alture del Golan da parte dell’esercito israeliano seguita alla guerra dei sei giorni sollecitando un ritiro mai avvenuto. 

E se in passato Israele si è sempre vista le spalle coperte grazie al sostegno degli Stati Uniti, con la presidenza Obama anche questa sicurezza sarebbe venuta a mancare. 

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