La Georgia se ne frega di Papa Francesco: pena di morte "rosa" dopo 70 anni

30 settembre 2015, Andrea De Angelis
A nulla è servito, per il momento, l'appello di Papa Francesco per l'abolizione della pena di morte. 
Il discorso storico pronunciato la scorsa settimana al Congresso statunitense, che nella specifica parte ricevette pochi e freddi applausi, non ha dunque portato gli effetti sperati. Ammesso che qualcuno sperasse di raccoglierne i frutti già nel breve (in questo caso brevissimo) e medio periodo. 

La Georgia se ne frega di Papa Francesco: pena di morte 'rosa' dopo 70 anni
In Georgia è stata giustiziata Kelly Renee Gissendaner,
nonostante i tre ricorsi dei suoi legali alla Corte suprema. Tutti ovviamente respinti. 
L’iniezione è stata fatta alle 12.21 (ora locale) ed è stata dichiarata morta alle 00.21. 

Gissendaner, 47 anni, è stata condannata a morte per aver pianificato l’assassinio del marito Douglas nel 1997. Il suo amante, Gregory Owen, che ha ucciso a coltellate il rivale, è stato invece condannato all’ergastolo, ma nel 2022 potrebbe uscire in libertà condizionata. L’uomo ha ottenuto uno sconto di pena testimoniando in aula contro la stessa Gissendaner.

Si tratta della prima donna a subire la pena capitale in Georgia negli ultimi 70 anni. Non accadeva, dunque, dal 1945 quando, per intenderci, gli Stati Uniti erano impegnati nella Guerra Mondiale, al tempo della bomba atomica e molto prima che l'uomo arrivasse sulla luna. 

Così, nel giorno in cui arriva la prova della presenza di acqua su Marte, torniamo con i piedi per terra (e sulla Terra) per combattere ancora la lunga battaglia che dovrà portare, si spera, all'abolizione della pena capitale. 

Ricordando proprio le parole pronunciate da Papa Francesco al Congresso, dove Bergoglio ha scritto una pagina di storia essendo il primo Pontefice a parlare in quell'Aula:

“Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana e` dotata di una inalienabile dignita`, e la societa` puo` solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini. Recentemente i miei fratelli vescovi qui negli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appello per l’abolizione della pena di morte. Io non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione”.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]